La mia riflessione sulla crisi di governo

Abbiamo perso quasi tre anni con due governi inadeguati che non erano e non sono stati, fin dal primo momento, fin dalla loro nascita, all’altezza della situazione. Si sarebbe potuto fare diversamente? Avremmo potuto creare dei presupposti diversi? Come scrivevo il 2 Maggio 2018, in piena crisi per la formazione di un Governo che sembrava non potesse arrivare mai, cioè prima che tutto avesse inizio e fine, “i cittadini italiani hanno espresso, attraverso le urne, varie indicazioni esplicite e dirette al Palazzo, di cui la classe dirigente dovrebbe far tesoro. Ad esempio, il primo messaggio che proviene dagli elettori, in virtù del risultato elettorale conseguito dalle diverse forze politiche, è quello di una profonda richiesta di cambiamento, di svolta, di rinnovamento, di responsabilità, di riforma. Gli elettori hanno chiesto di voltare pagina. A questa richiesta si deve porre la massima attenzione. Non si può liquidare semplicemente dicendo: torniamo a votare. Sarebbe l’ennesima ammissione d’incapacità da parte degli attuali partiti o movimenti che dir si voglia. È necessario, invece, dare una risposta seria, convincente, precisa alla domanda degli elettori”. In quella sede proposi un Governo Politico, con dentro tutti (o quasi) i leader e le forze politiche disponibili a creare una fase di coesione per affrontare le macerie in cui ci trovavamo. Un Governo per la Repubblica, magari guidato da Mario Draghi. Quello delle ultime Elezioni Politiche del 4 Marzo 2018, infatti, è stato un esito elettorale di difficile lettura, ma ben preciso negli assetti partitocratici: tutti vincenti, nessun vincitore. Non è risultato vincitore il centrodestra unito, che pure è stato il soggetto politico più votato; non è risultato vincitore il Movimento Cinque Stelle, che pure è stata la prima Lista ovvero il Partito più votato; non ha vinto il Partito Democratico che, però, è risultato vincente anch’esso perché divenuto l’ago della bilancia del sistema e dell’assetto politico fuoriuscito dalle urne nel 2018. Insomma, tutti vincenti e nessun vincitore. Che cosa fare, allora? Come far quadrare l’indicazione democratica degli elettori con l’esigenza di dare un Governo stabile e forte al Paese? Semplice: proposi un Governo di Ricostruzione, liberal-democratico, riformatore, federalista europeo, ampio, aperto, con i leader politici come Ministri. A distanza di due anni dal voto politico, siamo ancora fermi a quel punto. Perché? È ovvio il perché. Per il semplice fatto che quella crisi del dopo-voto non è stata mai risolta, è rimasta sottotraccia e sempre presente sia nel governo Lega-M5S che nell’esecutivo M5S-PD. La mia personale lettura e analisi, infatti, mi spinge oggi a scrivere che non abbiamo ancora davvero risolto la crisi politica scaturita due anni fa dalle urne, in occasione delle ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento. La questione è rimasta irrisolta. Quella che viviamo da oltre due anni a questa parte, insomma, è la conseguenza dell’esito elettorale del 4 Marzo 2018. La causa del problema va ricercata, infatti, proprio lì, alla radice. Tutto quello che è accaduto dopo, in altre parole, è la conseguenza diretta di quell’esito elettorale in cui tutti sono risultati vincenti, ma nessuno ne è uscito vincitore. La risposta a tale crisi l’avanzai in un articolo per l’Opinione e in un’intervista per Radio Radicale all’inizio di Maggio del 2018. E ho continuato a parlarne e a scriverne è ad esplicitarla mese dopo mese… e finalmente qualcosa si sta muovendo. Ecco, il mio auspicio di oggi, come quello di allora, è l’unica via d’uscita da questa crisi: serve un Governo politico e degasperiano, non tecnico, guidato da Mario Draghi, come per i Governi De Gasperi del 1946/47. Con dentro Ugo La Malfa, Pietro Nenni, Palmiro Togliatti. Con dentro Tajani, Salvini, Renzi, Orlando, Emma Bonino, Enrico Letta, Franceschini, Di Maio, Giuseppe Conte e i leader dei partiti che andranno a comporre la maggioranza di Governo. Come scrissi il 18 Maggio 2020 su L’Iniziativa Repubblicana: “Tutte le altre soluzioni non risolvono la crisi, anzi: la acuiscono, la cronicizzano e portano l’Italia verso altre macerie. Abbiamo necessità di costruttori. Il tempo stringe. Questa situazione può essere un nodo scorsoio o un nodo da sciogliere, dipende dalle forze politiche».