Candido Augusto Vecchi, una storia da salvare

Il 1º febbraio 1814, Fermo, nasce Candido Augusto Vecchi. Figlio di un affiliato alla carboneria, dopo gli anni giovanili vissuti ad Ascoli Piceno, studia nel collegio Calasanzio di Chieti. Iscritto alla Giovine Italia, nel 1833 è incarcerato per motivi politici. Liberato, nel 1837 si reca dapprima a Napoli, poi a Parigi, dove collabora con Mazzini alla
fondazione dell’Associazione nazionale italiana. Nel 1848 torna in Italia per arruolarsi volontario e si unisce alla Colonna mobile dei Modenesi inviata combattere contro gli austriaci, venendo ferito nei combattimenti presso Governolo. L’anno seguente, passato al 23º Reggimento di fanteria con Il grado di capitano, partecipa alla battaglia di Novara. Tornato a d Ascoli, quando vi giunge Garibaldi è tra i volontari che lo seguono per difendere la Repubblica Romana. Eletto deputato nei collegi della provincia ascolana, dopo la restaurazione pontificia raggiunge la Corsica e da qui La Spezia, Torino, dove viene colpito dalla morte della giovane moglie sposata nel 1842, e Genova. Iniziato alla Massoneria nella Loggia Ausonia di Torino nel 1860, in seguito Maestro venerabile della Loggia Giudacilio di Ascoli Piceno, fondatore della Loggia Argillana di Ascoli Piceno e membro della Loggia Osiride di Torino, sostiene la spedizione dei Mille che raggiunge in Sicilia partecipando come “aiutante di campo” di Garibaldi alle operazioni militari fino all’incontro con Vittorio Emanuele II. Eletto deputato nelle file della sinistra per il collegio di Cerignola nel 1862 ed in quello di Santa Maria Capua Vetere nel 1865, autore di scritti storici e di archeologia, nel 1866 prende parte alla Terza Guerra d’Indipendenza con Il grado di Colonnello dei Volontari Italiani e l’incarico di capo di stato maggiore del generale Avezzana. Trascorre gli ultimi anni di vita a Caprera, ospite del suo amico generale. Muore ad Ascoli Piceno il 3 gennaio 1869.