Un posto e un nome

«Io darò loro, nella mia casa e dentro le mie mura, un posto e un nome,
che avranno più valore di figli e di figlie;
darò loro un nome eterno,
che non perirà più»

Isaia 56:5

In ebraico un posto e un nome si dice Yad Vashem, si tratta dell’Ente Nazionale per la Memoria della Shoah. Lo scopo dell’ente è custodire e tramandare la memoria delle vittime, evitarne la spersonalizzazione, restituire a chi visse e morì nell’orrore il ricordo, conservare il nome di ognuno dei sei milioni di ebrei che furono vittime dei campi di sterminio, almeno simbolicamente .

Si tratta di una struttura complessa, costituita da un archivio storico, un museo ed alcuni memoriali, non è  però un museo come altri, vedere Yad Vashem significa essere investiti dall’emozione, dalla commozione, e dallo smarrimento della ragione che rifiuta  possa essere accaduto tutto questo, significa trovarsi di fronte ai più oscuri recessi dell’animo umano, toccare con mano di quali abiette nefandezze possa essere capace.

La memoria è prima di tutto assunzione di responsabilità, per molti anni in Italia storiografia e cultura politica hanno proposto, sostenuto ed avallato una tesi per la quale  l’Olocausto fu una vicenda tutta tedesca,  gli “italiani brava gente” in fondo c’entrano  poco, che si il Fascismo fu una dittatura orribile, ma sostanzialmente estranea alla cultura profonda del nostro Paese, una “malattia morale” la definì Benedetto Croce, il che rende il senso di afflizione, ma può dar adito a legittimare la lettura di chi lo vorrebbe come qualcosa di non radicato nella società italiana. Purtroppo non fu così, la maggioranza degli italiani aderì al Fascismo e sostenne il regime di Benito Mussolini, anche quando, quel 18 settembre del 1938, annunciò in un comizio a Trieste che l’Italia aveva, alcuni giorni prima, promulgato le leggi razziali. È l’indifferenza che consente agli aguzzini di perpetrare le loro nefandezze, per questo, come diceva Antonio Gramsci, dobbiamo odiare gli indifferenti.

Certo quando il 27 gennaio del 1945, durante l’offensiva Vistola-Oder,  l’Armata Rossa trovò il campo di concentramento di Auschwitz non ci furono più alibi, il mondo conobbe l’abominio nazista ed anche molti sostenitori del nazifascismo, fra cui anche a molti  intellettuali, rimasero costernati di fronte alla perfetta, maniacale organizzazione della tortura e della morte costruita dai nazisti. Sì rimasero costernati, quasi che pensiero, parola ed azione non avessero nesso, come se fosse possibile odiare per legge, attraverso l’ordinamento dello Stato, senza che ciò potesse degenerare.

La Giornata della Memoria è più che mai necessaria, non solo a scopo educativo e pedagogico, essa è, deve essere, un monito etico e morale e tradursi in azione politica. Il negozinismo, quello vero non quello sulla pandemia, per quanto detestabile e per quanto debba essere combattuto attraverso i dati storici obiettivi ed i documenti, non è, nei Paesi Occidentali, il più acerrimo nemico della Memoria.

Il più odioso nemico della Memoria che dobbiamo combattere oggi è un antisemitismo strisciante che infetta, come direbbe Croce, tanto la destra che la sinistra radicale. A destra si diffonde la narrazione, insopportabile eppure con radici così antiche, che il mondo sia controllato da una manciata di banchieri massoni ed ebrei, una versione 4.0 dei Protocolli dei Savi di Sion e delle tesi sostenute nel Mein Kampf. Del resto QAnon, la setta di estrema destra che sosteneva il Presidente Trump, artefice di una teoria del complotto per cui le élite finanziarie e politiche progressiste, che controllano il mondo, fanno parte di una rete internazionale di pedofili che rapirebbe e torturerebbe i bambini in riti satanici, ha identificato come nemico un’immaginaria  organizzazione il cui nome è Cabal, parola ebraica che significa ricevere, da cui Cabalà. La sinistra radicale discetta di una presunta distinzione fra antisemitismo ed antisionismo, arrivando addirittura a teorizzare che lo Stato di Israele infligga al popolo palestinese le stesse pene che i nazisti imposero agli ebrei. Israele è una democrazia liberale, un Paese che ha combattuto sempre guerre difensive, si dovrebbe criminalizzarlo perché le ha vinte? Non si comprende poi il senso di essere antisionisti, si vorrebbe forse tornare alla situazione geopolitica precedente alla costituzione dello Stato di Israele, dimenticando peraltro che il Sionismo nacque come movimento laico, caratterizzato da una importante componente socialista. Israele è uno stato democratico, come tutte le democrazie commette errori, ma il dissenso verso le politiche di un governo non può legittimare ambiguità, ogni imbecille che si professa antisionista, o antisraeliano, è un potenziale indifferente, o peggio.

La Giornata della Memoria ha anche una funzione geopolitica, la teocrazia iraniana, non solo ma là il fenomeno è eclatante, dà dignità accademica a tesi negozioniste, puntando strumentalmente a ridimensionare le responsabilità del regime nazista. Gli europei non debbono avere nessuna ambiguità, la Giornata della Memoria non è, non deve essere, vuota retorica ma concreta azione politica, volta a contrastare concretamente ogni forma di antisemitismo.

Infine la commemorazione di oggi ci lancia un duro monito, il legittimare l’odio per il diverso, in ogni forma questo si manifesti, o il rimanere indifferenti di fronte ad esso, genera ciò che nella sua forma più pura è più “banale” chiamiamo il Male.