La Nota La Malfa è il New Deal italiano

Solidale, idealmente impeccabile, ma anche praticamente fattibile e concreta. È stata “la nota aggiuntiva la malfa” , una proposta di ricostruzione e ristrutturazione economica-industriale avanzata dall’allora segretario del partito repubblicano Ugo la Malfa. Nata durante il governo Fanfani IV dal furore del segretario La Malfa, allora ministro del bilancio, la Nota aggiuntiva, propone una innovativa pianificazione che alle logiche mercatiste sostituisce una visione di economia sociale e libera in cui capitale, lavoro e comunità si incontrano nella prospettiva della grande sanatoria delle imperfezioni del mercato italiano. Cercando di colmare quelle antinomie frizionali che hanno reso e rendono l’Italia un paese con crescita lenta ed irregolare. Una grande iniziativa repubblicana che riassume in sé il grande programma ricostruttivo e keynesiano dell’azione dell’ex ministro del bilancio. Oltre 66 pagine e tredici tabelle in cui l’Italia viene ripercorsa e analizzata, riparata in un periodo in cui la politica preferiva alla riparazione l’inaugurazione. La cura problematica e rigorosa, al miracolo dei tanti salvatori della patria che hanno fatto più fumo che fuoco nella loro azione politica. Che alle analisi acute della condizione economica, sostituiscono slogan demagogici. Che alle teorie keynesiane preferiscono il vecchio savoir faire giolittiano, offrendo panem et circensem al posto di possibilità concrete di soluzione. Come gli ultimi governi, fomentato da slanci populistici che preferiscono offrire ad una riforma di grandi opere, iniziative, soluzione, piccoli contentini elettorali. Mancando di quel senso di prospettiva tipico, invece, dello statista ex leader del partito d’azione. Se gli attuali sovrastanti, in quanto tra le nuvole distaccate della realtà concreta del paese, più simili alla corte di Vienna che ad una classe dirigente consapevole, fossero così lungimiranti da non guardare all’istante, ma, non dico alle prossime generazioni (sarebbe chiedere troppo!) ma almeno alla qui presente e viva, leggerebbero al posto del peggior Rousseau (la cui ‘esegesi’ poco ha a che fare col ginevrino) il buon siciliano. In tal caso potremmo vivere l’incanto di vivere una situazione tragica ma almeno seria. Sarebbe una novità…