Non chiamateli costruttori

Il Presidente Mattarella nel consueto discorso di fine anno ha lanciato un appello a porsi obiettivi alti, a ragionare fuori dagli schemi usuali, a recuperare di fronte alla difficoltà uno spirito costituente, è il tempo dei costruttori ha detto.

Neanche si era aperta la crisi è già questo termine era stato gettato nel tritacarne del dibattito pubblico italiano. Il gergo giornalistico ha dato una connotazione negativa al termine responsabile, eufemismo che fu adottato da Silvio Berlusconi per descrivere il vero e proprio arruolamento a sostegno del suo governo, così era necessario trovarne un altro. Il cambio di schieramento dei parlamentari è l’apice del trasformismo. È vero che si tratta di una malattia congenita della politica italiana, ma ciò che si è visto negli ultimi venticinque anni non ha precedenti. Farebbero bene a riflettere gli ultras del maggioritario, forse il sistema elettorale c’entra poco, la questione è il livello di degenerazione a cui è giunta la nostra classe dirigente, fatto sta che in tutte le legislature il Gruppo Misto in entrambe i rami del Parlamento assume una dimensione che nella vituperata prima repubblica era inimmaginabile.

È a questi parlamentari che quando una maggioranza va in crisi si volgono sguardi ed appetiti per continuare a sopravvivere pur se gli esecutivi hanno perso forza e capacità programmatica.

Anche questa crisi di inizio 2020 non fa eccezione alla regola, si è aperta una lacerazione nella maggioranza e anziché ricercare una soluzione politica i due azionisti primari del governo hanno iniziato la campagna acquisti, con il merito di ridare protagonismo politico a Clemente Mastella, sicuramente da questo punto di vista ne è valsa la pena, ci mancavano i suoi atteggiamenti istrionici e la disinvoltura con cui propone come arte della politica ciò che suscita  disgusto nella maggioranza dei cittadini.

La crisi aperta da Matteo Renzi è un’occasione sprecata, avrebbe potuto essere l’inizio di una verifica degli evidenti limiti dell’azione di governo ed il consolidamento di una nuova fase programmatica. Restare insieme perché il voto popolare premierebbe le destre oltre ad essere un’argomentazione patetica, neanche ci soffermiamo sul fatto se sia o no democratica, si è rivelata un pilastro piuttosto instabile.

Invece è scattato il riflesso condizionato del “dagli addosso” al guastatore, non solo negli ambienti dei partiti della maggioranza, dove sarebbe anche comprensibile, ma anche molti autorevoli quotidiani hanno tenuto questa linea, per non parlare dei vari opinionisti televisivi, tutti schierati come una falange, che, sornioni, affermano che l’unica spiegazione per la scelta di Italia Viva va ricercata nella psicologia  e non può essere analizzata con categorie razionali, una versione appena edulcorata della cultura stalinista che considerava l’avversario un pericoloso nemico, un folle.

Anche Italia Viva non ha avuto certo un atteggiamento costruttivo, il continuo rilancio nella trattava sul programma di governo era evidentemente funzionale alla ricerca di una rottura a tutti i costi, non è certo un esempio di buona politica. Se si riteneva necessario chiudere questa esperienza di governo sarebbe stato opportuno farlo aprendo una discussione trasparente su un’alternativa.

Il grande assente è il PD, prima ha usato i renziani come un ariete per porre questioni sacrosante, quali l’inconsistenza imbarazzante del programma recovery o gli abusi di potere di Conte riguardo la delega sui Servizi Segreti, salvo poi nascondersi dietro l’hastag “avanti con Conte”.

La crisi di questo governo avrebbe dovuto essere un’opportunità per iniziare a discutere di problemi concreti. Lo stupore che caratterizza la maggior parte delle analisi sui quotidiani è incomprensibile, la crisi politica è semplicemente il conclamarsi di una grave malattia di cui si avvertivano tutti i sintomi, ma li si ignorava fingendo che il sistema politico reggesse mentre il resto del Paese collassa.

L’orgoglio della presunta riuscita della fase di start up del piano vaccinale ha dovuto ridimensionarsi di fronte alla constatazione che circa il 15% delle persone a cui è stato somministrato il siero non era previsto dal protocollo bensì è stato coinvolto per evitare che le fiale andassero perse a causa dell’inadeguatezza delle procedure nella complessa catena del freddo richiesta dal farmaco. I medici hanno fatto bene, meglio somministrarlo che farlo andare perduto, ma questo ci lancia un serio campanello d’allarme su quando i numeri saranno ben altri.

Non enumereremo inoltre i ben noti problemi del SSN cui ancora si stenta a trovare una soluzione.

L’aspetto su cui però il Conte bis ha le più gravi responsabilità è la politica economica, in questo momento ci sono 150 tavoli di crisi aziendale aperti presso il ministero del lavoro, ci sono sei milioni e cinquecentomila  lavoratori dipendenti che hanno richiesto l’accesso alle diverse forme di CIG e, ad eccezione dei fortunati che lavorano in imprese grandi o comunque strutturate che hanno potuto farsi carico di anticipare le mensilità, in troppi  non hanno ricevuto regolarmente le erogazioni delle indennità. Frattanto la più grande industria privata del Paese si è fusa con un gruppo di oltralpe e la Iveco verrà ceduta ad un gruppo industriale cinese. Ben noti sono i disagi delle piccole e micro imprese che operano nel commercio e dei servizi, stremate dalle politiche di contenimento.

C’è un ministro al MISE, un membro delle Commissioni competenti in materia di Camera e Senato fra i parlamentari della maggioranza, o ex maggioranza, e fra quelli della destra sovranista e populista che abbia una vaga idea su questi temi, una proposta o che semplicemente se ne stia occupando?

La domanda è retorica, la risposta è ben nota. 

In queste ore parrebbe che il gruppo dei “costruttori “non sia abbastanza numeroso per garantire i numeri al Senato, rendendo così necessaria una riapertura del dibattito interno alla maggioranza o, forse,  aprire alla cosiddetta formula Ursula, che consisterebbe poi nell’allargamento a Forza Italia, ipotesi ad oggi improponibile ma in politica mai dire mai. 

Quello di cui ha bisogno il Paese è un governo nuovo che partendo da basi programmatiche più solide metta al centro le questioni del lavoro e dell’economia, la cui compagine sia selezionata in base alle competenze, per dirla con la formula dei Carlo Calenda persone che “sappiano gestire.”

I costruttori di Mastella garantirebbero un Conte ter che continuerebbe a sopravvivere con una prospettiva day by day dannosa per il Paese, nulla di solido e stabile, nulla che abbia a che vedere con la capacità di edificare.

Matteo Renzi in conferenza stampa ha fatto riferimento ai costruttori medioevali della cattedrali gotiche: “che sapevano bene che non si costruiscono fondamenta sulla sabbia”. Le corporazioni dei liberi muratori medioevali sono certo un buon esempio di come il costruire possa rappresentare un simbolo che va ben al di là del pur prezioso lavoro fisico. Essi vissero in un’epoca, il Medioevo, in cui erigere un edificio sacro era simbolo di elevazione spirituale, della capacità degli esseri umani di guardare oltre il greve della quotidiana materialità, un buon esempio per la politica di oggi. A quell’orizzonte simbolico si richiama la contemporanea Massoneria speculativa su cui in Italia i media e la subcultura complottista hanno sempre gettato un alone sinistro, citandola spesso a vanvera. Lo ha fatto ieri anche Marcello Sorgi associandola a “generali della finanza vicini ai Servizi e avvocati in odore di massoneria”. Una strana conventicola che sarebbe in prima linea nella ricerca dei “costruttori.” Forse il già direttore de La Stampa si è lasciato trasportare dalla contiguità dei concetti di costruttore in senso simbolico e libero muratore, e poi ha fatto legittimamente galoppare la fantasia, o forse conosce fatti e circostanze che farebbe bene a precisare, perché non si può fare informazione con proprie congetture. 

Del resto il giornalismo è uno delle grandi limiti del nostro Paese, ed è un peccato, potrebbe contribuire a stimolare criticamente la classe politica sulle questioni di merito invece di passare dall’assecondarla al canzonarla secondo le convenienze del momento.

Riguardo il sindaco di Benevento, con il dovuto rispetto, non pare la figura del costruttore quella più adeguata a descrivere il suo tentativo di assalto al Palazzo, nella storia medioevale ce n’è una che gli si attaglia meglio, quella del soldato di ventura, quindi non chiamateli costruttori, in qualsiasi accezione si voglia intendere il termine non è adeguato.