Angela Merkel e le ultime carte da giocare

Lei, Angela. La Merkel è giunta (quasi) al termine della sua carriera politica e istituzionale (anche se… chissà). Il partito popolare nazionale più grande d’Europa non è passato a destra. E il merito è ancora suo, pur abdicando, se i conservatori tedeschi hanno eletto Armin Laschet come nuovo presidente della Cdu. 15 anni al governo della Germania, la linea resterà la stessa e, come affermato dal neo presidente attualmente a capo del governo della Vestfalia, si vincerà “solo restando forti al centro”.
Il mito della Merkel sarà difficile eredità. Ha condizionato, e bene, la storia della Germania, una sorta di Kohl al femminile, pur ponendosi a distanza, anche politica, del grande statista tedesco. Ha fornito linfa all’integrazione europea. Senza dubbio ha messo la firma alla soluzione di nubi dense e fosche in Europa, da febbraio in avanti ha messo le ruote al Next Generation EU, grazie all’intesa con l’altra tedesca Ursula von der Leyen, alla Commissione europea, ha sterrato la strada paludosa alla Bce, dove ha trovato un’altra donna, Lagarde, lenta ma efficace nell’azione, ben favorita dal PEPP straordinario. La Merkel ha traghettato l’unione europea assumendo la presidenza di turno del Consiglio dell’unione europea a giugno e ha condotto a termine, non senza compromessi, il 21 luglio scorso appunto, al programma straordinario aggiunto al quadro finanziario pluriennale alzando l’articolazione politica della Commissione sulla garanzia dell’unione su risorse proprie nuove per coprire un embrione di debito comune europeo come lotta contro la crisi economica del Covid19. Ha portato a termine un primo annunciato controllo della partita commerciale con la Cina, alzando i toni contro gli Usa di un Trump fuori dalla storia, senza peli sulla lingua. Ha contribuito a chiudere l’anno scorso il negoziato per la Brexit senza mai perdere di vista la priorità, come disse nel 2017 “per me il futuro dei 27 ha la precedenza sulle discussioni per l’uscita della Gran Bretagna.“ In questo 2021, prima delle elezioni nazionali di settembre, ha ancora una carta da giocarsi per passare davvero alla storia: avviare con la Commissione e la presidenza portoghese del Consiglio la Conferenza sul futuro dell’Europa. Se fornirà al nostro prossimo avvenire anche questo ultimo tassello la Storia avrà un monumento pronto anche per lei sull’altare delle Madri d’Europa.