Noi repubblicani dobbiamo diventare coscienza critica

La nazione oggi non è considerata come dovrebbe da nessuno. E il suo significato stesso, così alto e nobile, che fa riferimento alla patria democratica di mazziniana memoria, viene frainteso, occultato da tutti. Da ambienti che Pacciardi avrebbe definito “clerico-socialisti” viene considerata come una tragedia, come un contenitore di odio verso quel così decantato “diverso”; dall’altra sponda viene spesso strumentalizzata, mistificata, per andare incontro ai bisogni più irrazionali del popolo.
In mezzo a questa così confusa situazione politica, noi repubblicani dobbiamo porci come coscienza critica. Dobbiamo essere, in senso attuale, a confronto con le realtà locali e nazionali, il “Partito della ragione”. Distinguendoci tanto nelle parole quanto nei fatti.
Non ne abbiamo bisogno solo noi come partito, ma anche il nostro paese. E noi giovani dobbiamo essere senza retorica il motore di questa rinascita: spetta soprattutto a noi giovani – vittime principali del sistema attuale e delle sue scelte – dare dignità all’Italia, sulle orme dei nostri padri di pensiero.
Appartiene a noi, infatti, quell’ “idea alta e severa dell’Italia laica” di cui parlava Spadolini; quella predisposizione naturale all’agire nell’ “interesse generale” cara a Ugo La Malfa; quella concezione della società democratica e meritocratica allo stesso tempo, tramandata a noi da Giuseppe Mazzini. Noi siamo stati e dobbiamo essere il partito italiano moderno per eccellenza, all’avanguardia più di tutti nell’analisi e nella soluzione dei problemi.
La più grande conquista di oggi quindi, aldilà di risultati elettorali e di alleanze di sorta, sarebbe riacquistare coi fatti la fiducia del ceto medio, di una borghesia che nel nostro paese non ha mai spiccato il volo, che è strumento del progresso morale ed economico. E di quel popolo che come noi vede, nella carcassa del nostro sistema politico, tuttora una patria, una nazione da salvare.

Valerio Antonelli, 17 anni, Coordinatore FGR Monza