Parte oggi la disubbidienza civile. Ecco perché dal 25 la dovremmo smettere coi colori

Gli attacchi alla diligenza non servono a risolvere i problemi. E a mente fresca, e senza coinvolgimenti emotivi sicuramente è così. Chi pretende però di governare un’emergenza sociale ed economica, a colpi di Dpcm di dubbia costituzionalità, deve fare i conti con una rabbia crescente e, ahimè, sempre più legittima. Siamo buoni tutti a fare come i giornalisti de Il Messaggero, se abbiamo lo stomaco pieno, e la famiglia al sicuro. Chi invece non riesce a programmare il suo lavoro e si sente solo socialmente può fare una cosa sola: unire le sue forze a quelle del dissenso. Soprattutto se avverte di avere ormai poco da perdere. Diventa un po’ la scommessa di Pascal, ma in ambito sociale.

Qui ci andrebbe il buon senso di chi governa, proprio quello che è mancato, proprio quello che il dialogo non ha cercato, né con le associazioni di categoria, ma nemmeno con il Parlamento se è per questo. #ioapro è la più logica conseguenza a questo modo di fare. E tutte le forme di disobbedienza civile (a partire dal proseguimento della stessa esperienza di #ioapro a partire da domani e a oltranza) seguiranno a questo punto ‘di necessità’. Nella speranza che non si arrivi alla violenza. Violenza, che lo diciamo subito, avrebbe un solo responsabile: Giuseppe Conte. «Coi DPCM ha trasformato di fatto l’istituto della presidenza del consiglio da coordinatore del governo, a soggetto legislativo. Ha poi mantenuto il controllo dei servizi segreti, mai successo nella storia repubblicana. Reitera il periodo di emergenza ormai da un anno, unico paese democratico ad averlo fatto ed apprestandosi a proseguirlo fuori dalla Costituzione», ricordava giusto ieri Olivero Widmer Valbonesi. Non ci sono solo le libertà economiche in gioco. Si sta instaurando un vero regime autoritario di ordine sanitario o, come lo chiama Agamben, un nuovo “dispotismo tecnologico-sanitario”. Sono almeno nove i diritti riconosciuti dalla Costituzione italiana che, in nome dell’emergenza, sono stati sospesi fin dalla primavera del 2020: 1) libertà della persona, 2) circolazione, 3) riunione, 4) culto, 5) libertà espressione del pensiero, 6) insegnamento, 7) iniziativa economica, 8) tutela giurisdizionale, 9) proprietà privata. Il messaggio che si vuol far passare è: le democrazie non sono in grado di affrontare le emergenze, e il Parlamento ha tempi non compatibili. Sottomettere la libertà alla salute (quando un tempo si moriva per la libertà) è un precedente pericoloso. Ecco perché è bene stare dalla parte di chi, oggi, apre. Perché per citare (male) Luigi Einaudi, le leggi tutte (e i Dpcm non lo sono) stanno ai cittadini che le devono osservare come un paio di scarpe stanno ai piedi. Se le scarpe mi fanno male, le cambio o le adatto meglio. Il Governo Pd-5S pretende invece di tagliarci i piedi.

Oggi Io Apro è già sulla bocca di tutti. Perfino su quella del Ministerio dell’Interno, che ha diffuso una circolare rivolta a prefetti, questori e commissari. Invitati a, letterale: “Intraprendere efficaci interlocuzioni con i rappresentanti delle categorie in agitazione, affinché eventuali iniziative di dissenso siano ricondotte in un contesto di rispetto del vigente quadro regolatorio di contenimento della pandemia”. E sulla natura di queste ‘efficaci interlocuzioni’ un po’ di curiosità c’è.