Quale sbocco alla crisi e la strategia di Renzi

Renzi aveva costruito la più spregiudicata alleanza di governo della storia repubblicana, accettata dalla sinistra, come il muro di Trump ai confini con il Messico, per sbarrare la strada alle elezioni e a un governo di centro destra a guida Salvini. Renzi l’ha fatta crollare perché si è accorto che Conte si teneva pieni poteri. Cioè, mentre il popolo in caso di elezioni poteva o non poteva dare fiducia a Salvini col voto, Conte se ne è appropriato con attribuzioni incompatibili con la Costituzione e con la prassi comune della democrazia repubblicana italiana. Coi DPCM ha trasformato di fatto l’istituto della presidenza del consiglio da coordinatore del governo, a soggetto legislativo. Ha poi mantenuto il controllo dei servizi segreti, mai successo nella storia repubblicana. Reitera il periodo di emergenza ormai da un anno, unico paese democratico ad averlo fatto ed apprestandosi a proseguirlo fuori dalla Costituzione.

Da quella nascita, che è essenzialmente un patto di potere clientelare tra PD e 5S e per Renzi il necessario prolungamento della legislatura per consolidare Italia Viva, sono intervenuti diversi fatti: la pandemia, la svolta nella politica di solidarietà europea, il Recovery Fund, le elezioni americane e la successione da Trump a Biden, il programma NGUE. Ma soprattutto la politica sanitaria – dalla scelta di chiudere le scuole, al conflitto permanente Stato-Regioni – che ha portato ad una condizione profondamente diversa da quella in cui sorse il governo cattocomunista populista.

La politica del sopravvivere con sussidi e assistenzialismo si è logorata a causa del rinvio perenne messo in atto da Conte e dai 5S per non affrontare i nodi strutturali del paese. Dal rinvio del piano per gestire i 209 miliardi di fondi europei, nascosto alle parti sociali e Parlamento. Dalla tiepida condanna a Trump da parte del governo italiano per aver violato con l’incitamento alla violenza ogni limite oltre il quale si passa dalla democrazia alla dittatura. Renzi ha letto questo come un gesto trumpista di Giuseppi, come quando mise a disposizione i vertici dei servizi segreti per indagare sull’Amministrazione Obama. Tutte queste cose hanno dato sostanza alle motivazioni di Renzi per aprire la crisi di governo.

A me il discorso di Renzi è piaciuto. La crisi è necessaria per l’incapacità del governo a dare una risposta di qualità alla crisi sanitaria, economica e di dare risposta positiva alle raccomandazioni che Mattarella e la Commissione Ue attraverso le parole di Gentiloni  hanno posto al governo. Il piano di rilancio e resilienza europeo fatto non si sa da chi, cambiato più volte e presentato all’ultimo CDM da Gualtieri non è un piano di progetti ben definiti e strategici ma una sfilza di linee, 48, con numeri ballerini entro cui può stare una miriade di interventi clientelari e non in grado di rilanciare l’economia e modernizzare il Paese.

Conte non si è dimesso e i primi commenti di Zingaretti, Crimi e Orlando, durissimi contro Renzi, lascerebbero intendere che si può proseguire andando in parlamento a chiedere il sostegno di novelli Scilipoti e Razzi, sbeffeggiati dal PD con epiteti inenarrabili al tempo in cui sostennero una maggioranza diversa e trasformati in personaggi di primo piano dell’antipolitica dagli sciamani del qualunquismo giustizialista Travaglio e Grillo di cui non riporto per decenza il commento odierno sulla crisi e su Renzi.

La procedura corretta quando un partito esce dalla maggioranza è quella di rimettere nelle mani del Presidente della Repubblica la soluzione del problema. Invece Conte è andato prima al colle e poi, invece di tornarci, ha fatto il consiglio dei ministri senza i rappresentanti di Italia Viva, come se si fosse liberato di fastidiose zanzare. La violazione sistematica della prassi costituzionale è per Conte la norma e questo deve preoccupare, e molto, sulle sue caratteristiche di equilibrio democratico. È certo che ha brigato per reclutare un manipolo di voltagabbana, è certo che ha minacciato Renzi con un se esci dal governo mai più un governo con IV, è certo che intende prolungare ancora il periodo di emergenza senza peraltro avere ottenuto risultati, anzi avendo conquistato il record negativo di morti in rapporto alla popolazione e della più alta diminuzione del PIL. Come può sostenersi la necessità di tenersi un governo simile?

Vedremo come si concluderà la crisi, se con un  rimpastino, con elezioni anticipate come i due leaderini della destra Salvini e Meloni chiedono, o se il Presidente della Repubblica non affiderà l’incarico a una personalità di indubbio valore morale, di competenza e di credito internazionale, come sarebbe auspicabile per affrontare le sfide europee e far decantare una situazione politica di esasperazione permanente incompatibile con la democrazia parlamentare e l’interesse generale del paese. Renzi ha un disegno politico chiaro, aveva bisogno di tempo per attuarlo e dopo un anno lo ha avuto, ma il vivacchiare sui problemi lo rendeva partecipe delle responsabilità e della mediocrità del governo. Questo rendeva più difficile occupare quell’area di centro già presidiata da alcune forze di opposizione da FI, ad Azione, da + Europa al PRI e dal mondo liberaldemocratico con proposte puntuali e critiche sul governo. Collocarsi fuori dal governo e contendere quell’area per renderla determinante nella prossima legislatura è la vera posta su cui punta Renzi. Se questo fosse vero, ma Renzi si è tenuto aperte tutte le porte, cioè  creare un’area autonoma dalla destra e dalla sinistra  e che fa della qualità dei programmi il discrimine delle alleanze di governo, allora aprirebbe spazi di democrazia vera a quell’altra politica che è sparita per colpa delle logiche destra vs sinistra del bipolarismo italiano. La critica di Calenda a Renzi allora cosa sottintende? Una banale gelosia d’area? O il timore che Renzi una volta entrato nell’area di centro sottragga voti a FI, contenda voti al PD, a tutti i partiti che già occupano quell’area per negoziare una legge elettorale e fare del centro una sorta di partito craxiano di perenne interdizione al populismo a destra e sinistra.

Noi guardiamo con attenzione agli sviluppi della crisi e ci batteremo per costruire politiche utili al paese e al rilancio di uno scenario politico che renda inutile gli estremismi populisti di destra e sinistra, contrastando anche quelle forze che violando la Costituzione, limitano la dialettica democratica, il pluralismo e l’interesse generale del paese.