Era tutto scritto

Mentre si compie la crisi di governo, assistiamo ad una carrellata di giornalisti a senso unico che fanno a gara di sbigottimento, paracadutati dalla luna. Poverini, non capiscono più, non si capacitano, d’un tratto hanno perduto ogni acume analitico. Memoria corta.Matteo Renzi non è né incartato, né ammattito. È sempre e solo lo stesso Renzi che sta portando a compimento un disegno politico cominciato nell’agosto 2019. All’epoca fu lui a sdoganare il connubio tra PD e 5 Stelle, inducendo Zingaretti a fare l’impensabile: il governo con Di Maio. Tutti avevano capito che il Bomba stava lavorando al suo nuovo partito, ma la prematura caduta del Conte 1 lo trovava ancora impreparato e non poteva rischiare nuove elezioni che avrebbero falcidiato la sua truppa di nominati, con cui ancora, di fatto, governava il PD in parlamento senza esserne più segretario.Renzi aveva bisogno di tempo e se lo prese con questo governo che, nei suoi piani, sarebbe durato poco. Infatti 20 giorni dopo nacque Italia Viva, mise il partito a presidio del governo con qualche ministro e a febbraio 2020 eravamo già sull’orlo di una crisi. Ma quella volta Conte fu salvato dal coronavirus. Un anno di apnea forzata, dunque, ed ecco ripreso il gioco. Renzi sa che tra Calenda e Berlusconi esiste un 10% di voti possibili, un bacino elettorale che finché sta al governo non potrà contendere. Forza Italia è in fase calante. Calenda dal nulla lentamente cresce. Renzi, invece, lentamente muore. Ecco il vero perché delle mosse renziane. Il MES, il recovery plan, l’invidia, l’antipatia per Conte, l’inerzia del governo sono tutti dettagli, corollari del tema principale. Zingaretti gli ha retto il gioco sin dall’inizio. Mettendo il PD nella condizione di non poter fare alcuna politica, che non fosse di tenuta del precario esistente. Un PD rimasto tutto il tempo àfono o polifono, supino, imbelle. Ne valeva la pena?