L’apostolato di Piero Cironi

L’11 gennaio 1819, a Prato, nasce Piero Cironi. Studente a Prato poi all’Istituto di belle arti di Siena, della scuola di architettura ed ornato di Livorno, dell’Accademia di belle arti di Firenze e della facoltà di matematica all’università di Pisa, già da giovane aderisce agli ideali mazziniani e si dedica alla diffusione del periodico mazziniano “L’Apostolato popolare”. Laureatosi nel 1843, rientra a Prato, effettua lavori di ingegneria a Prato e in Val di Bisenzio e scrive scritti letterari-patriottici. Nel 1847, in occasione della concessione della guardia civica, in contrasto con la esposizione della bandiera toscana biancorossa, per primo percorre le vie di Firenze alzando il tricolore. Entrato nella guardia civica rifiuta il grado di ufficiale perché considera questa istituzione strumento della borghesia e non l’espressione delle vere classi popolari. L’anno seguente si unisce alla colonna di volontari toscani diretta in Lombardia per la guerra agli Austriaci ma sciolta nel Frignano modenese. Recatosi a Milano su mandato dei democratici toscani, incontra il Mazzini, poi parte con la colonna dei volontari del colonnello D. D’Apice con cui prende parte ai combattimenti contro gli austriaci sullo Stelvio ed in Val d’Intelvi. Tornato a Firenze è incaricato dal Circolo del popolo di recarsi a Roma per caldeggiarvi la convocazione a Roma di una Costituente italiana ed è eletto all’Assemblea toscana. Dopo l’ingresso in Firenze delle truppe austriache tenta di sobillare i reparti ungheresi buttando nella loro caserma dei foglietti con un proclama di Kossuth. Ricercato, si costituisce e viene ristretto nelle prigioni di Firenze e Piombino. Liberato per amnistia dopo quattro mesi torna all’attività cospirativa in senso unitario repubblicano. Costretto dal governo ad emigrare e lasciare la Toscana per evitare le attenzioni della polizia, nel 1851 si stabilisce per due anni a Genova, dove collabora con Mazzini, poi a Zurigo, dove si dedica al giornalismo e collabora alla fuga di Felice Orsini dal castello di Mantova. Nel 1857 può rientrare in Toscana con l’obbligo di risiedere a Prato e di non allontanarsene senza il permesso della polizia che continua a sorvegliarlo. Collaboratore della “Rivista di Firenze”, nel 1859 di unisce ai democratici nelle dimostrazioni contro il granduca riuscendo ad assicurarsi l’appoggio della guarnigione di Firenze. L’anno successivo sostiene l’impresa dei Mille attraverso sottoscrizioni in favore dei garibaldini e la direzione del giornale l’Unità italiana. Vicino ad ambienti massonici, tra i fondatori della Fratellanza artigiana d’Italia, di cui redige lo statuto, membro dell’Associazione unitaria, angosciato per i fatti di Aspromonte, muore a Prato il 1º dicembre 1862.