La questione dirimente della storia occidentale

Cosa divide davvero gli Stati Uniti d’America dall’Europa continentale è il 1815. L’Europa ebbe una restaurazione, l’America, no. Ebbe solo una rivoluzione. L’isolazionismo americano, il sovranismo, come lo si chiamerebbe oggi, nacque allora. Gli Stati Uniti d’America furono tiepidi verso la Rivoluzione francese. Il loro principale incaricato d’affari, Morris, scriveva a Washington, già nel ’90, che i rivoluzionari erano dei matti a prescrivere gli aristocratici, mentre Taillerand rifugiato oltre oceano nel ’93 si convinceva che il legame con l’Inghilterra non sarebbe mai stato allentato dalla Francia. Tutto questo è vero ma l’America vide il congresso di Vienna come un ritorno al medioevo e persino l’Inghilterra si convinse che tutto sommato Bonaparte era stato il male minore. Quanto durarono gli effetti del congresso di Vienna sul vecchio continente? Nel complesso fino al 1945, solo con la caduta del fascismo l’America strinse un rapporto più forte con l’Europa dell’Ovest, impegnandosi più direttamente, dato che prima dell’entrata in guerra considerava ineluttabile l’evoluzione politica continentale e non se ne preoccupava più di tanto. Tra le tante differenze fra la rivoluzione francese e quella americana, una era stata fondamentale, la rivoluzione francese era espansiva quella americana, no. A Washington non importava niente se il Messico fosse democratico o meno, quando Parigi voleva che tutta l’Europa rovesciasse le monarchie. Nel momento nel quale l’America si decide al secondo intervento in Europa, il primo era stato strategicamente insignificante, l’America diviene protagonista di un disegno di espansione democratica, che arriverà addirittura dopo l’11 settembre a coinvolgere il medio oriente. Scriviamo incredibilmente, perchè l’intervento americano in Corea, come quello nel sud est asiatico, era stato puramente difensivo, ovvero teso a confermare l’indipendenza di stati alleati, anche se non propriamente democratici, per lo meno il Vietnam del sud, non lo era. La reazione dell’Europa a questo espansionismo americano è stata la stessa di quella che si ebbe davanti alla Francia rivoluzionaria, ma anche solo davanti alla breve esperienza della repubblica romana. Fastidio e odio. L’Europa non è rivoluzionaria, la rivoluzione europea è stata schiacciata dall’alleanza fra le corone e la Chiesa, in Ungheria, l’imperatore austriaco si rivolse persino allo zar per sedare i moti indipendentisti. Meglio le violenze dello zar che i diritti dei propri sudditi. I Pogrom contro gli ebrei hanno preceduto i campi di concentramento nazisti di cento anni a est, ed in Francia l’antisemitismo si è coltivato con più cura che in Germania, proprio perchè la Rivoluzione aveva dato tutti i diritti civili e politici agli ebrei per la prima volta in Europa. Si potrebbe continuare seguendo anno per anno come l’antiamericanismo ha segnato tutti gli ambienti culturali del vecchio continente appena terminata la seconda guerra, per la semplice ragione che era tutta l’Europa ad averla persa e solo gli angloamericani ad averla vinta, forse la repubblica Ceco Slovacca che comunque come ricompensa si trovò sotto il controllo sovietico. La vecchia Polonia era comunque politicamente fascista come la Germania di Hitler e l’Italia di Mussolini ed ancora si vede. Per cui attenzione a dare lezioni a Trump. Un vecchio e brillante comunista ha scritto sulla stampa chissà cosa sarebbe stato capace di fare Salvini al suo posto ed un vecchio amico repubblicano, Tartaglia, gli ha risposto che semmai Trump sembra Conte. Per la verità né Salvini, né Conte possono essere Trump, perchè non ne hanno i poteri. Trump ha in mano i codici delle atomiche in questo preciso momento. Se voleva mettere in crisi la democrazia americana bombardava la casa di Biden, non aizzava la folla ad un comizio. Ma un tizio con una cotenna di bisonte occupa il congresso, un altro bifolco si siede al posto della Pelosi e tutti a dire la democrazia è minacciata. Va escluso il direttore di Repubblica Molinari, per la prima volta nella sua storia Repubblica ha un direttore serio. La democrazia è minacciata da noi europei, come sempre. In America sta benissimo, manco i presidenti la scuotono.