Quello che Pregliasco, poverino, non ha ancora capito

Pregliasco, e quasi tutti i virologi, non hanno capito una cosa. Una cosa importante. Non un dettaglio. Che gli italiani non sono più disposti a sentirsi fare la morale. Che non può esistere, ormai, alcuna ‘emergenza’. No. La situazione attuale non è più frutto di un’emergenza ma di un inestricabile coincidere di inefficienza, inettitudine, cialtroneria unita a una dittatura sanitaria da operetta. La sanità è al collasso, vero. Ma non per colpa di un virus brutto e cattivo. La colpa è dei tagli sistematici negli ultimi anni di risorse e strutture. Da Monti in poi risparmiare era diventato virtuoso. Stiamo pagando quella mentalità. La tregua estiva avrebbe dovuto chiamare il senno a raccolta. Organizzare i trasporti, armare la sanità base, potenziare gli ospedali. Invece, con la scusa che la colpa è sempre dei comportamenti irresponsabili dei capricciosi delle libertà (in questa scellerata narrazione, un’altra cosa che Pregliasco non ha capito, la libertà è diventata un capriccio che non ci possiamo più permettere) non si è fatto nulla, e tutto è diventato burletta: dal monopattino ai banchi a rotelle. Potenza di Casalino.

Difficile che gli italiani sopportino ancora inutili e capricciose angherie, difficile che le associazioni di categoria non vadano al muro contro muro, perché quando non hai più niente da perdere l’arditezza ti viene, difficile che il peggior governo dal dopoguerra non sia chiamato lui, dal 25 gennaio in poi, a rispondere. Per le inefficienze sul fronte sanitario. E per i guai combinati sul fronte economico, psicologico, sociale. Per i valori delle liberal-democrazie messe sotto ai piedi. In nome di una scienza che non ha saputo cosa dire che anzi ha detto tutto e il suo esatto contrario. Sarà oltretutto molto difficile prorogare come ventilato lo stato di emergenza fino a luglio e continuare a improvvisare a colpi di DPCM: «La durata della dichiarazione di emergenza non può superare i 180 giorni prorogabili per ulteriori 180». Quindi: il 25 gennaio 2021 i Decreti non avranno più valore alcuno. Ormai l’immagine del virologo che gli italiani si sono fatti, quello che Pregliasco non capisce, è quella di Paolo Fox. Ma menagramo per interesse. Abbiamo bisogno di azioni concrete. Abbiamo bisogno di ottimismo. Abbiamo bisogno di aiuti alle imprese. Dobbiamo ottimizzare e accelerare il piano Vaccini. Dei Pregliasco si può tranquillamente fare a meno.

«Si scopre alla fine che il dolore, tutto quel dolore, era inutile, che si è sofferto come bestie, ed era inutile, non era né giusto né ingiusto, non era bello o brutto, era solo inutile» (Alessandro Baricco)

Intanto l’indignazione cresce in tutte le latitudini politiche e culturali. «Nessuna emergenza si può superare calpestando la libertà dell’uomo» tuona Ettore Gotti Tedeschi su La Verità. Massimo Cacciari è ritornato su La Stampa a commentare la situazione dopo che nelle settimane scorse aveva stigmatizzato le “norme per babbei”. «Temo che le conseguenze culturali e psicologiche della bio-thanato politica che stiamo vivendo saranno ancora più dure da vincere delle ingiustizie che questa crisi va moltiplicando, non solo sul piano della distribuzione della ricchezza e del reddito tra settori economici e ceti sociali, non soltanto, e ci torneremo, nel rapporto tra le generazioni, ma addirittura per quanto riguarda la nostra condizione di fronte alla morte: dati forniti da organismi internazionali come il Fondo monetario ci dicono che negli Usa le famiglie povere hanno subito quattro volte più perdite di quelle ricche. Sarebbe interessante disporre anche di tali dati, e non solo di quelli ammassati quotidianamente nei bollettini riguardanti contagiati e defunti. Non si discute che un governo abbia il dovere di usare ogni mezzo per impedire o frenare il contagio. Sono banalità che si ripetono alla nausea soltanto quando si vuol coprire l’impotenza a svolgere bene proprio tale dovere. Ciò che varrebbe la pena discutere è come si interpreta e si comunica il proprio impegno, quale valore gli si conferisce, in quale prospettiva lo si colloca…. Quanto continui a essere straniero in patria! Ogni energia è spesa a convincerci che è in fondo più comodo lavorare di fronte a un p c che convivere e cooperare “in presenza” con colleghi, amici e magari anche nemici, che quella bella, leopardiana “movida” può essere sostituita con qualche chat, che la pizza è altrettanto buona seduti sul divano di fronte a mamma tv che con gli amici in pizzeria».

«Invece di suscitare l’ardente desiderio di fare tutto il necessario per uscire al più presto dalla miseria dell’attuale situazione, la propaganda “in rete” ci vuole convincere che la vita del pensionato è ottima e forse, anzi, ideale. Esageriamo?… Bisogna, credo, insorgere contro questa deprimente narrazione, sintomo di una generale senescenza delle nostre società. Quei pensionati che per primi lottano contro il “pensionamento” e fanno volontariato e si impegnano in tutti i modi perché il loro cervello non vada “a riposo”, dovrebbero essere i primi a esigere che la crisi sia affrontata dal punto di vista e nell’interesse di figli e nipoti. Sotto l’aspetto sociale e economico, anzitutto. Abbiamo infelicitato i giovani (efficace neologismo inventato da un mio caro amico ottuagenario, appartenente a quel 95% di chi non ce la fa contro il Covid) per lo stato di scuola e università, per la disoccupazione e sotto-occupazione, per dover dipendere dalla famiglia fino ai 40 anni e passa – diciamo finalmente di voler uscire dalla pandemia a nome loro, per loro. Diciamo che faremo tutto perché possano giocarsi la loro vita, affrontarne i rischi bene armati, liberandoli dai pesi, non solo finanziari, che abbiamo irresponsabilmente cumulato sulle loro spalle. La vita non è sopravvivere, non è durare. Si parla di eroismo per l’azione di molti in questa tragedia. E allora, se non vogliamo trombettare retorica, si sappia che l’eroe è proprio colui per il quale la vita in sé non ha alcun valore, ma lo guadagna soltanto in funzione dei fini che persegue, di ciò che intende operare, della testimonianza o del servizio che con essa sa rendere». Anche il Premio Strega Antonio Pennacchi aveva criticato il premier Conte “estratto al Bingo”. Durissimo il filosofo Diego Fusaro: «Vivere liberi nel pericolo di morire, o vivere non liberi ma al sicuro dal virus? È giusta la prima, perché il vivere della seconda, semplicemente, non è un vivere: senza libertà non vi è vita, dacché la vita non è mera esistenza naturale (zoe), ma modi concreti del vivere (bios)».

Emma Bonino punta il dito su di un piano vaccini inadeguato. La conclusione, secondo Carlo Calenda, è molto semplice: abbiamo la peggior classe politica di sempre nel peggio momento per il Paese.