Capezzone. L’emergenza è solo una: bisogna far ripartire subito il Paese

Riaprire, riaprire, riaprire. Daniele Capezzone va dritto al sodo: subito dopo la vaccinazione delle categorie a rischio (e quindi in un tempo da stimare in pochissime settimane, non in mesi, meno che mai in semestri), occorre organizzare la riapertura del paese su base sempre più estesa e stabile.

«Davvero qualcuno pensa di poter tenere ancora il paese chiuso per il tempo di un’altra gravidanza, per altri 9 mesi? È necessario impostare la discussione su un paradigma totalmente diverso, quello – peraltro – che ci era stato ripetuto come un mantra (e come un obiettivo desiderabile) lungo tutta la prima fase dell’emergenza: “Occorrerà – ci si diceva – arrivare a convivere con il virus”. Ecco, questo è il punto.

Bisogna d’urgenza fare in modo che il percorso della vaccinazione volontaria viaggi di pari passo con la riapertura del paese. Non può esserci un prima (la vaccinazione) e un dopo (la riapertura). In particolare, una volta garantita la possibilità di vaccinazione delle persone anziane, più fragili e vulnerabili, la ripartenza delle attività economiche deve essere tendenzialmente totale. L’alternativa è quella di uccidere un paese già ferito a morte».