Conte al capolinea. Non potrà più giocare con i Dpcm

Certo, non si può più parlare di ‘emergenza’ sanitaria. Non è una circostanza imprevista e, in un anno di tempo, si è avuto tutto il tempo per affrontare, e bene, la pandemia. Il peggior governo della storia repubblicana, questa è la questione, ha improvvisato, ha imposto una inutile dittatura, con misure suicide dal punto di vista economico. Il risultato: siamo il primo Paese per numero di morti e abbiamo distrutto l’economia di una nazione, fiaccando la psicologia dei cittadini e giocando con i loro diritti fondamentali e garanzie costituzionale inviolabili.

Ora, lo dice anche una sentenza, clamorosa, del Tribunale di Roma. Nel mirino ci sono i dpcm con cui sta governando ormai quasi da un anno, atti con cui stravolge le nostre vite infischiandosene del parlamento. Il giudice ha concluso che i dpcm “siano viziati da violazioni per difetto di motivazione” e “da molteplici profili di illegittimità”. Dunque, risultano essere “caducabili”, ossia non producono effetti concreti dal punto di vista giurisprudenziale. E sono da annullare. E ancora, il giudice spiega che i decreti con cui è intervenuto il governo non sono di “natura normativa”, bensì “amministrativa”, e dunque in quanto tali dovrebbero fare riferimento a una legge già esistente. 

E ancora, il tribunale civile di Roma cita  “tutti i Presidenti Emeriti della Corte Costituzionale, Baldassarre, Marini, Cassese”. E ancora, spiega come non vi sia alcuna legge ordinaria “che attribuisce il potere al Consiglio dei ministri di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario“. In breve, i dpcm sono incostituzionali. Nella sentenza si legge anche che “hanno imposto una rinnovazione della limitazione dei diritti di libertà”. Invece avrebbero richiesto “un ulteriore passaggio in Parlamento diverso”, che come è noto non c’è mai stato.  “Si tratta pertanto di provvedimenti contrastanti con gli articoli che vanno dal 13 al 22 della Costituzione e con la disciplina dell’art 77 Cost., come rilevato da autorevole dottrina costituzionale”, conclude il giudice.

Il 7 gennaio, a conclusione dell’ultima follia dei giallorossi, si dovrà tentare di gestire la crisi con gli strumenti di una liberal-democrazia. A cominciare dal potenziamento delle strutture sanitarie, che gli ultimi anni, da Monti in poi, sono state oggetto di 35 milioni di euro di tagli.