Next Generation, cosa c’è da fare

Sul quotidiano “La stampa” di oggi è stata pubblicata un’intervista al ministro dell’economia Gualtieri, in sintesi, un appello ai partiti della maggioranza (se­rve «uno scatto imme­diato») e un’analisi della situazione economica italiana (garantita dalla mano santa dell’unione europea). Innanzitutto dice «dobbiamo approvare quanto prima la bozza di piano e aprire su di essa il confronto in Parlamento e nel Paese. Spero che nessuno pen­si di sospendere que­sto lavoro fino a do­po le feste. Non pos­siamo permetterci al­tri indugi». Giusto. Il piano di cui parla è quello in discussione sul tavolo del Governo che riguarda il Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza da 196 miliardi (per l’Italia) contenuti nello strumento di supporto al bilancio Ue denominato Next Generation EU.
Una quantità di denaro che arriverà soltanto se passerà il vaglio della Commissione europea su stringenti parametri (che valgono per tutti i Paesi Ue che ne faranno richiesta; Portogallo, Spagna e Francia son già pronti) il Piano nazionale, che andrà presentato entro aprile 2021. Un passaggio che si rende ancora più necessario se pensiamo che dagli scostamenti di bilancio dei decreti legge che si sono succeduti da aprile fino a quelli denominati “ristori” (per ora ben 4) e legge di bilancio, arriviamo a ben 200 miliardi in larga misura in deficit. Gualtieri prevede un altro sco­stamento di bilancio anche per il 2021 («all’eurogruppo abbi­amo convenuto sulla necessità di mantenere l’intonazione esp­ansiva della politica di bilancio e di proseguire le politic­he di sostegno ai se­ttori più colpiti de­lla pandemia per il tempo necessario… Ma non alter­erà il profilo di ri­entro del deficit ne­gli anni successivi al 2021 definito dal­la Nadef»).
Un passaggio che molti dimenticano è legato alle azioni della Bce. Ricordiamo che è stata la prima istituzione europea a dare respiro alle finanze pubbliche con una manovra di alleggerimento della pressione sui titoli del debito pubblico acquistando, con il piano straordinario contro la crisi da pandemia di 1850 miliardi, e che da poco è stato rinnovato. L’Italia ad oggi è il paese della zona euro con oltre 200 mil­iardi di emissioni a medio-lun­go termine in mano alla Bce. Cosa accadrà quando tutto ciò terminerà? Dopo la decisione del Board della Bce del 10 dicembre sappiamo che gli acquisti andranno avanti fi­no a marzo 2022 e il reinvestimento dei titoli in scaden­za almeno fino alla fine del 2023. Su questo Gualtieri sembra esprimere una certa fiducia di assorbimento del mercato: è logico attendersi – ha affermato – che gli acquisti netti termineranno quando le condizioni economiche miglioreranno e i rischi di deflazione saranno sventati. A quel punto è lecito aspettarsi anche una maggiore crescita nominale dell’econom­ia italiana, minor deficit e quindi emis­sioni, e una discesa del rapporto debito­/Pil.