La visione socialista per la rinascita italiana

Abbiamo intervistato Enrico Maria Pedrelli, Responsabile nazionale dei Giovani Socialisti, per scoprirne visione politica e proposte per il futuro della nostra nazione.


Pedrelli la tematica dell’ILVA di Taranto occupa nuovamente lo scenario politico nelle ultime settimane. Cosa proponete per il salvataggio dell’azienda? Qual è la strada da perseguire? «Quando parliamo di ILVA parliamo di acciaio, materiale primo per un paese al pari di acqua ed energia elettrica. La sua importanza è dunque vitale per il tessuto economico ed anche per la geopolitica. Sulla produzione di tale materia l’Italia era nella Top Ten dei produttori mondiali fino a pochi anni fa, ora per colpa del minore utilizzo dell’acciaieria pugliese siamo stati superati da molteplici nazioni. Un settore chiave per ripartire deve dipendere dallo Stato. Bisogna pretendere però che esso doni competenza e non diatribe dannose come quelle relative al caso Riva. La nostra ricetta è il potere nelle mani dello Stato, che rilanci tali settori con figure consone al ruolo, Arcuri non è una di quelle».
Abbiamo osservato con interesse la vostra battaglia sulla DAD. Puoi illustrarci le motivazioni della vostra protesta e le vostre proposte? «Abbiamo proposto un sicuro ritorno in presenza per le lezioni. Se per l’università la DAD può essere strumento utile, certo non lo è per le scuole di altro grado. Essa acuisce le disparità sociali. La banda larga sulla connessione internet in tutta Italia non è garantita e studenti di ogni età bisognosi di particolare attenzione sono abbandonati a loro stessi. La strada da seguire è quella del potenziamento del trasporto pubblico, integrandolo con il trasporto privato, considerando anche l’eventualità degli orari scaglionati negli istituti e la rivalutazione dei programmi. In modo da non sottovalutare una terza ondata pandemica, permettendo però uno stabile ritorno alla scuola in presenza per alunni ed insegnanti. Siamo felici che tramite il nostro Senatore Riccardo Nencini la nostra lotta sia arrivata anche in Parlamento ed in Commissione Cultura».
Cosa è mancato al governo durante questa emergenza? Errori sono derivati dalla non programmazione degli eventi, o da totale inadeguatezza degli incaricati? Tutta la classe politica appare inadeguata a tali eventualità? «È una problematica generale. La classe politica italiana attuale è totalmente inadeguata a tali situazioni, governo incluso ovviamente. La pandemia non si combatte con le task force, ma con la competenza degli incaricati, che purtroppo manca. Non credo però che altri avrebbero gestito meglio l’emergenza».
L’idea avanzata da diversi esponenti politici, avallata da media e da alcuni Quirinalisti sui giornali, dell’eventualità di un governo di unità nazionale vi trova concordi? Può essere via percorribile ed utile? «Credo che sarebbe utile ma non ne vedo la volontà comune, anche da parte dell’opposizione. In effetti permetterebbe il ritorno alla centralità del parlamento. Viviamo un periodo in cui l’importanza delle camere appare superflua, dato che sono state spesso surclassate ed esautorate con DPCM e taglio dei parlamentari. Tutto ciò è pericoloso. Tocca però alla sinistra comprendere che gli errori sono tali anche se commessi dalla sinistra stessa. Giusto l’intervento di Matteo Renzi che ha ricordato cosa sarebbe accaduto se tali metodi fossero stati utilizzati da Berlusconi o Salvini».
Il Recovery Fund rappresenta davvero un nuovo Piano Marshall oppure, data la creazione e la tempistica incerta, rischia di rivelarsi solamente un bluff? «Dobbiamo stare attenti a questo passaggio storico. Rivolgo pertanto un appello a tutte le giovanili politiche: il nostro futuro è realmente in bilico. Così tanto debito è giusto solo se ben sfruttato. Assistenzialismo e progetti clientelari produrranno solo un futuro incerto con l’economia spappolata. Servono investimenti produttivi e competenza da parte degli incaricati. Anche per questo è fondamentale salvare industrie come l’ILVA. Esse sono la base lavorativa e produttiva da cui ripartire».
L’ideologia socialista potrebbe apparire retrograda ed inadatta ai più in questo periodo storico. C’è invece ancora attualità in questo pensiero? Può essere d’aiuto al rialzo di questa nazione?
«Il socialismo è la base ideologica che permette il beneficio comune. Noi evochiamo la redistribuzione della ricchezza nella comunità, in modo da superare le disparità sociali e garantire realmente le pari opportunità. Questo è il nostro ruolo storico, ed ancora il nostro compito nel futuro».
Lo scandalo Tangentopoli diede il via allo smantellamento dei partiti nella propria forma ed essenza. Ne osserviamo le conseguenze: una visione giustizialista ancora presente nei giornali, in TV e nella società. Quello scandalo quanto ha danneggiato l’idea di politica? Si può tornare oggi al garantismo? Fonte di condanna per chi sbaglia ma nemico estremo della dannosa cultura del sospetto. «Tangentopoli è stata la fine di tutto. Il furore giustizialista ha prodotto livore in società. Ne sono dimostrazione il Movimento 5stelle e giornali come Il Fatto Quotidiano che producono malsane e dannose culture del sospetto. Non ne siamo usciti e non abbiamo compreso fino in fondo la gravità di quello scandalo. In Italia è ricordato come evento positivo, ma all’estero hanno più volte narrato di esso come di un colpo di Stato. Un libro non tradotto in italiano ma traducibile in “la ghigliottina italiana” spiega la visione dell’inchiesta dall’estero, è già emblematico il titolo».

Tommaso Alessandro De Filippo