Eugenio Valzania e i Repubblicani

Il 12 dicembre 1821, ad Acquarola – Cesena, nasce Eugenio Valzania. Di famiglia benestante, repubblicano, aderente alla Giovane Italia, nel 1848 è tra i volontari Romagnoli che si uniscono alle truppe pontificie inviate a partecipare alla Prima Guerra d’Indipendenza e combatte in Veneto guadagnando la promozione sul campo a luogotenente. Caduta Vicenza torna a Cesena, dove, proclamata la Repubblica Romana, partecipa alla repressione delle bande armate composte da sanfedisti e briganti comuni. Dopo l’intervento austriaco e la fine della Repubblica viene arrestato a Pesaro ed incarcerato per quattro mesi. L’anno seguente, ancora ricercato, fugge nella Repubblica di San Marino per riparare poi a Genova. Tornato a San Marino nel 1858, sempre impegnato nell’attività cospirativa, l’anno successivo è incaricato da Garibaldi e da La Farina di organizzare il reclutamento di volontari e, dopo l’abbandono di Cesena da parte dei pontifici, fa ingresso in città alla testa di un centinaio di patrioti. Promosso Maggiore, l’anno successivo viene accusato, assieme ad altri repubblicani, di essere il mandante di una serie di omicidi avvenuti a Cesena e nel territorio circostante negli ultimi anni della dominazione pontificia, per cui è arrestato e rinchiuso nelle carceri di Modena e di Forlì. Prosciolto dalle accuse, privato ingiustamente del grado militare, costituisce una società di costruzioni ferroviarie che realizza un tratto della linea Firenze-Roma. Soldato semplice del Corpo dei Volontari Italiani, partecipa alla Terza Guerra d’Indipendenza, combatte a Bezzecca ed è decorato della medaglia d’argento al valor militare. L’anno successivo è ancora con Garibaldi nella spedizione per la liberazione di Roma, guidando la Terza Colonna e combattendo a Monterotondo ed a Mentana. Tornato a Cesena, tra i leaders del movimento repubblicano locale, viene accusato di essere il mandante di tre omicidi politici verificatisi nel corso dell’impennata di violenza tra liberali e democratici, e tra gli stessi republicani, occorsa a cavallo del 1868. Tra i fondatori del comitato locale del Società dei reduci delle patrie battaglie, membro della Consociazione Romagnola delle Società popolari delle Romagna, nel 1874 viene nuovamente arrestato per cospirazione anti-monarchia e rinchiuso nelle carceri di Spoleto e di Bologna. Tra gli ultimi ad essere rilasciato, nel 1887 viene eletto deputato per il collegio di Forlì, ma rinuncia al seggio per non prestare il giuramento di fedeltà al re. Muore a Cesena il 13 febbraio 1889.