In ricordo di Antonino Plutino

Il 10 dicembre 1811, a Reggio Calabria, nasce Antonino Plutino. Laureato in giurisprudenza all’università di Napoli, già da giovane viene iniziato alla Carboneria, primo passo della successiva adesione alla Giovine Italia e della iniziazione alla Massoneria. Direttore del periodico di orientamento liberale “Fata Morgana”, partecipa al moto di Cosenza del 1844, organizzato in concomitanza dello sbarco dei fratelli Bandiera. Catturato viene imprigionato e condannato a morte, pena commutata nella deportazione, inizialmente alle Isole Tremiti ed a Catanzaro. Sempre attivo nella cospirazione antiborbonica, fugge a Reggio, dove organizza i moti del 1847. Membro del Comitato insurrezionale, fallite le rivolte di Reggio e Messina viene costretto ad una difficile latitanza, anche a causa della taglia di 1 000 scudi posta sulla sua testa dalle autorità borboniche. Esule a Malta, torna in Italia dopo la concessione della Costruzione da parte di Ferdinando II e viene nominato rappresentante al Parlamento napoletano. Dopo il ritiro della Costituzione, partecipa ai combattimenti sulle barricate e firma la protesta contro il tradimento dello statuto operato del monarca, per cui subisce la confisca dei beni ed è costretto a rifugiarsi a Roma. Costretto a fuggire anche da qui combatte gli austriaci a Livorno per poi recarsi esule a Marsiglia, dove viene nominato presidente di un Comitato di soccorso in favore dei patrioti costretti all’esilio. Arrestato ed espulso dalla Francia dopo il colpo di stato del 1851, si trasferisce a Genova. Nel 1860 è tra i volontari che seguono Garibaldi in Sicilia con la spedizione dei Mille e milita nella 3^ compagnia comandata da Francesco Stocco, venendo ferito a Calatafimi ed a Reggio. Nominato prodittatore della provincia di Reggio da Garibaldi, durante il suo mandato si dedica all epurazione del personale amministrativo legato ai Borbone e procede all’espulsione dell’arcivescovo di Reggio ostile al nuovo stato. Successivamente immesso nella carriera prefettizia, viene nominato prefetto di Cosenza, Cremona, Cuneo e Catanzaro. Dimissionario per non aver voluto eseguire l’ordine di La Marmora di combattere la spedizione garibaldina per la liberazione di Roma, viene eletto deputato. Sostenitore dei polacchi contro l’occupazione zarista, partecipa con il grado di tenente colonnello di fanteria alla Terza Guerra d’Indipendenza. Muore in un modesto albergo di Roma il 25 aprile 1872.