Conservare la natura: l’ambiente è una sfida per la destra

Conservare la natura. Perché l’ambiente è un tema caro alla destra e ai conservatori è l’ultima pubblicazione, edita da Giubilei Regnani, dell’editore Francesco Giubilei.

Oltre la narrazione mainstream e la deriva ideologica dell’ambientalismo, vi è una destra che storicamente pone le proprie radici nell’ambiente. Radici culturali ed ideologiche che raccontano la simbiosi tra uomo e natura, collante tra la necessità del progresso ed il bisogno di congiungersi con spirito ed idee del principio. Baluardo di purezza ed ispirazione per poeti ed intellettuali, l’ambiente è la nuova sfida di destra e conservatori. Saper passare al bosco, come considerarsi parte del creato, sarà la chiave per comprendere che essere destra significa anche proporre un pianeta dove natura ed uomo convivano e si completino.

Abbiamo intervistato a riguardo l’autore.

Giubilei come mai al giorno d’oggi il tema ambientale è considerato d’interesse esclusivo della sinistra? «A differenza del piano sociale e culturale, su quello politico l’ambiente è apparso erroneamente tema caro esclusivamente alla sinistra. Visione che negli ultimo tempi sta però allargandosi».

Figure emblematiche della lotta climatica attuale come Greta Thunberg  rischiano di deviare l’ideologia soprattutto dei giovani? «La figura di Greta ed i movimenti che la circondano godono di visibilità che il mondo conservatore non ha a disposizione. Certamente ciò influisce sulla creazione di una deriva ideologica che influisce sul pensiero giovanile. Si rischia così di colpire aspetti economici del settore industriale che non possono essere surclassati da una visione faziosa ed unilaterale».

Diverse volte in passato la protesta ambientalista è sfociata in episodi di violenza. Si è trattato di infiltrazioni teppiste o tali accadimenti sono frutto di accurata strategia? «Movimenti di protesta come quello di Greta hanno spesso vantato un aspetto rivoluzionario. Capita così che tali contesti diventino terreno fertile per infiltrazioni teppiste. Emblematica la fronda degli “Extincion rebellion” che in diverse nazioni estere ha dato vita ad azioni violente».

L’indifferenza di buona parte della destra politica verso il tema ambientale è da implicare ad una difficoltà di comunicazione verso l’elettorato o ad ignominia ideologica? «Dal punto di vista culturale ed ideologico una destra vicina a tali tematiche è sempre esistita, spesso però senza tramutare l’ideologia in proposta politic»a.

A tal proposito pensatori e politici come Adriano Romualdi, Pino Rauti e Rutilio Sermonti dimostrarono impegno e comprensione dell’importanza della tematica ambientale… «Questo indica che l’ideologia ambientalista di destra non va inventata ma ripresa. Abbiamo una tradizione storica di idee a riguardo da aggiornare in chiave attuale e post-ideologica che le generazioni del nuovo millennio dovranno sfruttare».

Il rapporto uomo-natura che affonda le proprie radici nell’antichità indica una simbiosi tra i due elementi. Possibile riproporlo nei tempi odierni? «È una priorità. Bisogna riproporre tale visione, superando i muri ideologici stile Greta Thunberg, concependo natura e uomo non più come rivali. Tale visione è espressa anche nella Bibbia e nei valori fondanti della Chiesa cattolica, parte integrante del concetto di creato».

L’impegno ambientalista di destra non rischia di ostacolare l’azione e l’importanza delle imprese e del settore industriale in futuro? «Il rischio c’è senza dubbio. La sfida è proprio quella di riconvertire, con progetti a medio-lungo termine, quelle aziende realmente inquinanti. Ciò dovrà ottenersi senza però ostacolare l’azione delle imprese ed il tessuto lavorativo. Si rischia altrimenti di risolvere una problematica ambientale, creandone una occupazionale».

Come far comprendere ad un elettorato di destra e non solo che è possibile salvaguardare la natura senza penalizzare imprese ed aziende? «Bisogna fare in modo che anche la sinistra comprenda che la battaglia ambientalista non debba danneggiare la vita dei cittadini. A tal riguardo i soldi del Recovery Fund dovranno essere spesi in maniera consona. È impensabile che ancora una volta ingenti somme di danaro siano sprecate con azioni ed investimenti futili, che possano non produrre utilità lavorative».

Il coronavirus e la conseguente emergenza sanitaria ed economica che impatto ha avuto nel dibattito ambientalista? «Il coronavirus ha modificato la nostra vita, sicuramente con conseguenze nei prossimi anni. Dovremo probabilmente ripensare il nostro modello di società, certamente scartando malsane idee come la decrescita felice. Si rischia con esse di aumentare conflitti sociali e povertà. Se ripensiamo invece aspetti di vita come quello lavorativo o quello dei trasporti riusciremo ad abitare città meno inquinate, senza impoverire tessuti sociali».

Che sfida sarà quella dell’ambiente con in futuro la destra al governo? Che ruolo svolgeranno i conservatori? «Il ruolo dei conservatori sarà fondamentale. Il conservatorismo nella battaglia ambientale svolge funzione di collante tra i liberali classici ed i sovranisti identitari. La giusta via di mezzo per bilanciare libertà e sostegno alle imprese con la visione tradizionale dei sovranisti. Per un governo di centrodestra sarà fondamentale produrre un punto d’incontro tra queste visioni».

(Tommaso Alessandro De Filippo, FGR)