Il governo alla prova del Piano per il Next Generation EU

Oggi il Consiglio dei ministri con l’indirizzo del presidente Conte si avvolgerà sul capitolo Next Generation EU. Nell’intervista concessa a Repubblica sabato scorso Conte ha messo le “carte” sul tavolo. 60 progetti in tutto divisi in 17 clusters, con una “autorità” composta da lui, dal ministro dello sviluppo economico e dal ministro dell’economia e delle finanze a condurre la governance composta con 6 super esperti, divisi per missione, e una truppa di ulteriori esperti assegnati circa 300. Premesso che i progetti non sono stati condivisi, stante quanto affermato dai rispettivi responsabili, con le Regioni né con i Comuni, e a quanto pare neanche con altri ministri della maggioranza parlamentare, senza parlare del Parlamento. Ma queste sono scelte. Ciò che conta davvero è arrivare a dama, presentando il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza in tempo utile per un confronto schietto e trasparente con tutti gli operatori pubblici e privati, perché senza il partner privato i programmi saranno respinti, perché se non avranno una realizzabilità a medio termine verranno respinti, perché se utilizzeranno risorse già impegnate con la programmazione europea passata verranno respinti, perché se non in linea con le Raccomandazioni paese 2019 e 2020 verranno respinti, perché se non conformi al Green deal verranno respinti, perché se non allineati e contestuali a proposte di riforma già individuate dalla Commissione verranno respinti. Sono certo che almeno questi primi punti saranno rispettati. Poi verrà il resto. Cioè appunto la verifica delle scadenze, ovvero entro aprile 2021 la presentazione del Piano alla Commissione europea, al di là dei proclami di convenienza politica (entro fine novembre scorso in prima battuta, a febbraio in seconda battuta).