Una gestione della crisi surreale. Conte? Un faraone

«Da 9 mesi ci trasciniamo discutendo cosa chiudere e cosa aprire. Quest’estate un dibattito surreale sulle discoteche. Manchiamo il punto. Ovvero quanto abbiamo fatto e dobbiamo fare come rete di protezione sanitaria. Ancora non sappiamo quanto è stato speso dei 9,5 mld stanziati». Così Carlo Calenda, Azione, ha stigmatizzato il comportamento del governo. Che questa estate si è attardato su monopattini e banchi a rotelle ma che niente ha fatto per trasporti e sanità.

Ora la sfida è il Recovery Plan, lo strumento che permette di recuperare il tempo perduto rispetto agli altri paesi europei. Non avere un Piano per l’uso vuol dire non avere un piano per l’Italia. «Conte se si costruisce una piramide è un faraone», ha detto Calenda a Repubblica. «Il suo meccanismo è barocco e assurdo, perché sono i ministri ad avere i poteri e nessuna “piramide” glieli può togliere. Non c’è alternativa a passare dai ministri, che certo puoi rafforzare con una ‘unità di missione’ presso la Presidenza del Consiglio. Se metti in piedi una struttura parallela, crei un conflitto permanente».

E quindi cosa bisogna fare? «Costruire una ‘unità di missione’ con poteri straordinari e con competenze tecniche, prese anche fuori dalla politica, per aiutare i ministri nello svolgimento delle loro funzioni. Rafforzando contemporaneamente i ministeri».

 Quali le priorità dei fondi europei? «Modernizzare il paese. Come ho detto prima. Poi se mi chiede la priorità delle priorità, la numero uno è l’istruzione e l’investimento sul capitale umano. Cultura, Istruzione, formazione e ricerca. Un paese cresce se le persone sono più colte e preparate: dagli asili nido al tempo pieno a scuola alla formazione. Ma il governo deve fare un piano di avanzamento di tutto il Paese. È il suo lavoro, il Recovery è solo l’acceleratore»