Pharma, soldi pubblici e profitti privati

Ha suscitato un certo scalpore il dato, rilevato da diversi sondaggi, secondo cui solo il 36% degli italiani aderirebbe convintamente ad una eventuale campagna di vaccinazione di massa contro la covid 19.

Un numero pressoché uguale si dichiara ostile, ed è certamente il dato più clamoroso, la restante parte attende più informazioni. Per una volta la posizione maggioritaria sembra essere la più sensata. Il professor Crisanti ha manifestato una certa insofferenza al susseguirsi di annunci in assenza della pubblicazione di dati scientifici sulle sperimentazioni. Insofferenza, quando non preoccupazione, che anche il professor Massimo Galli ha condiviso, e se i tecnici sono poco concilianti con il marketing delle big corporation Pharma noi comuni mortali non avremo forse il diritto di essere perplessi, se non addirittura preoccupati? A quanto ci è dato sapere il nostro servizio sanitario nazionale acquisterà i vaccini da AstraZeneca, Moderna e la ormai notissima Pfizer, il primo è un tradizionale vaccino a tecnologia virale, nulla quaestio, ma gli altri due sono vaccini a nuova tecnologia genetica che non sono stati mai utilizzati prima d’ora, le cautele non sono inappropriate. È certo che se l’Agenzia Italiana del farmaco ne autorizzerà l’uso vorrà dire che ne è stata provata l’efficacia e che si tratterà di farmaci che non produrranno nocumento in chi li assumerà, ma è necessario che il processo di verifica abbia la massima trasparenza e che anche ricercatori indipendenti possano accedere all’analisi dei dati, è in gioco la salute di milioni di cittadini.

Al netto delle doverose prudenze siamo comunque di fronte ad un evento storico, un risultato della scienza e della tecnica che non ha precedenti, in neanche un anno sono stati sviluppati almeno cinque vaccini, ed altri sono in via di perfezionamento, la media per lo sviluppo di questi farmaci sin ora era fra i dieci ed i quindici anni. 

Albert Bourla, oltre ad avere dimostrato un tempismo eccezionale nel determinare preventivamente il momento migliore in cui cedere le azioni Pfizer in suo possesso, ha suscitato un certo dibattito sottolineando che la sua azienda non è ricorsa ad alcuna sovvenzione pubblica per la ricerca e lo sviluppo del vaccino contro il Sars-Cov-2, l’eccellente risultato è tutto merito degli investitori, Capitalism: a love story. Alcune autorevoli testate italiane hanno ripreso le dichiarazioni del CEO di Pfizer tessendone le lodi e rimarcando quanto funzioni il sistema. Il libero mercato è una conquista, consente alle persone di esprimere nell’agire economico e nell’intraprendere le libertà civili e politiche, però ci sono dei settori dove non funziona, qualcuno anzi potrebbe arrivare a sostenere che sono settori in cui si annida un capitalismo parassitario che realizza grandi profitti grazie alle risorse dei contribuenti. La dichiarazione di Albert Bourla non è del tutto vera, per meglio dire è omissiva, è vero che la multinazionale americana in questo caso non ha ricevuto contributi pubblici, il vaccino brevettato però è stato realizzato grazie alla partnership con la tedesca BionTech, che ha ricevuto un finanziamento agevolato di 375 milioni di euro, stanziati dalla BEI.

La Biomedical Advanced Research and Development Autority, la Barda è un’agenzia federale che si occupa di sostenere, con risorse pubbliche, i progetti volti ad implementare tecnologie e farmaci per la lotta alle malattie, per la ricerca del vaccino contro la covid 19 ha iniettato cospicue dosi di liquidità nelle casse delle più importanti corporation del settore: Janssen Pharmaceutica (Johonson &Johonson) ha ricevuto 456 milioni di dollari, Moderna 483 milioni, ed in questo caso  si tratta addirittura di sovvenzioni a fondo perduto.

Quindi stiamo parlando di un settore in cui è determinante l’utilizzo di capitali pubblici, che nella migliore delle ipotesi verranno restituiti a tassi di remunerazione molto bassi o addirittura non restituiti, ed in cui la domanda è interamente rappresentata dai servizi sanitari pubblici.

In questo quadro si pone il tema dei diritti di brevetto, per riprodurre questi farmaci sarà necessario pagare delle royalty, in Europa i vaccini verranno acquistati con risorse della fiscalità generale e distribuiti dai ministeri della sanità, al massimo in Italia avremo il solito problema del raccordo con le Regioni, ma questa è un’altra storia,  nel sud del mondo invece la questione  può assumere dimensioni rilevanti e se una cosa l’abbiamo appresa dalla pandemia è che occuparsi della salute altrui significa anche tutelare la propria. 

Non si dica che il nostro è l’unico modello possibile, la China National Biotec Group ha sviluppato un vaccino e lo sta già distribuendo ad un milione di cittadini cinesi, si tratta di una struttura direttamente controllata dal ministero della sanità. Il governo cinese ha annunciato che quando sarà a regime il loro vaccino sarà a disposizione di alcuni paesi che aderiscono alla cosiddetta nuova via della seta. Il vaccino è geopolitica, ma in Italia sembrerebbe lo si ignori completamente.

Infine è legittimo chiedersi se un vaccino sviluppato in un regime interamente pubblico non potrebbe godere di maggiore fiducia da parte dei cittadini, novax duri e pare ma sono una minoranza esigua, probabilmente potrebbe essere un primo tassello per riconnettere i cittadini e lo Stato su un terreno delicato come quello della tutela della salute pubblica ed individuale. Non si tratta di escludere la collaborazione pubblico-privato ma di riposizionarla nel quadro di un ruolo forte di agenzie pubbliche e centri di ricerca che comunque concorrono in modo determinante alla realizzazione dei prodotti farmacologici, svolgendo però un ruolo ancillare nei confronti delle grandi corporation