Giuseppe La Masa e gli uomini onesti di Palermo

Il 30 novembre 1819, a Trabia (PA), nasce Giuseppe La Masa. Appartenente ad una famiglia di tradizioni liberali, dopo aver studiato in seminario studia lettere e discipline giuridiche e matematiche all’università di Palermo, senza completare gli studi. Repubblicano, collaboratore del periodico democratico “La Ruota” viene assunto nell’amministrazione del Comune di Trabia. Costretto all’esilio, nel 1844 si reca a Firenze, dove frequenta gli ambienti democratici e si dedica all’attività pubblicistica. Fautore dell’iniziativa meridionale quale motore dell’insurrezione nazionale, progetta una rivolta in Abruzzo e nel 1848 è l’iniziatore del moto popolare di Palermo. Considerato uno dei più esperti in campo militare all’interno del governo rivoluzionario, viene incaricato del comando dei 100 crociati siciliani inviati a combattere gli austriaci e partecipa alle operazioni militari in Veneto. Tornato in Sicilia tenta invano di organizzarne la difesa attraverso l’istituzione della leva, partecipa alla difesa di Messina e Milazzo e tenta di organizzare una spedizione in Abruzzo e Calabria per alleggerire la pressione militare borbonica sull’isola. Rappresentante della Sicilia presso la Costituente italiana, dopo la restaurazione Borbonica prende la via dell’esilio e ripara a Genova dove si dedica all’assistenza agli esuli politici ed alla redazione di scritti sulla Rivoluzione Siciliana. Passato su posizioni unitarie abbandonando la pregiudiziale repubblicana, autore di un trattato sulla “Guerra insurrezionale in Italia tendente a conquistare la nazionalità”, a causa delle difficoltà economiche nel 1857 si trasferisce a Buenos Aires, dove organizza una colonia agricolo-militare. Inizialmente individuato come possibile comandante di una spedizione in Sicilia, collabora attivamente con Garibaldi nell’organizzazione della Spedizione dei Mille, nella quale ha una parte rilevante nella insurrezione di Palermo, nell’organizzazione di volontari e come capo della Brigata Sicula. Transitato nell’esercito italiano con il grado di maggiore generale, eletto Deputato per più mandati nelle file della Sinistra, promuove iniziative politiche volte ad incentivare lo sviluppo economico e sociale della Sicilia. Oggetto di attacchi volti a sminuire il suo contributo al Risorgimento Italiano, conclusa l’esperienza parlamentare, dopo un periodo da consigliere comunale a Bevilacqua (VE), riprende l’attività pubblicistica. Fondatore a Palermo dell’Associazione patriottica, umanitaria, moralizzatrice, allo scopo di affiliare uomini “onesti”, cui affidare, in considerazione delle loro qualità, la lotta contro i mali di Sicilia e d’Italia, muore a Roma il 29 marzo 1881.