La Slovacchia vieta il Comunismo

Il 25 novembre scorso, la Presidente della Repubblica Slovacca, la liberal-progressista Zuzana Čaputová, ha firmato un emendamento alla legge nr. 125 del 1996, che considera “immorale” il sistema comunista.

Tale emendamento, che entrerà in vigore il 1 dicembre 2020, di fatto è un attacco al Partito Comunista della Slovacchia (KSS) e a tutti i sostenitori del sistema socialista e sovietico. Infatti, tale legge, palesemente liberticida e censoria, vieta la costruzione di monumenti, memoriali, targhe commemorative, redazione di testi, immagini e simboli che celebrano, promuovono o difendono l’ideologia comunista e/o i suoi rappresentanti. Tale legge, inoltre, definisce il Partito Comunista Cecoslovacco e il Partito Comunista Slovacco (1948/1989) quali “organizzazioni criminali e riprovevoli”.

Il Partito Comunista Slovacco ha immediatamente dichiarato che la legge è “in flagrante contraddizione con i fatti storici oggettivi” e, nel suo comunicato, ha proseguito affermando che “l’attuale coalizione di governo ha elevato l’anticomunismo a livello di ideologia di Stato” e che “equiparando il comunismo al fascismo, c’è la volontà deliberata e risoluta nel distorcere la coscienza e i valori storici”.

Il KSS considera dunque tale legge incostituzionale e lesiva nei confronti dei diritti umani fondamentali e, in tal senso, intende intraprendere un’azione legale, rivolgendosi anche alla Corte costituzionale e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per avere un parere in merito.

Il KSS ha altresì chiesto il sostegno di tutti i partiti comunisti europei, aggiungendo che, legislazioni di questo tipo, sono frutto della paura nei confronti dei valori del socialismo, i quali ricercano “l’organizzazione di una società giusta nel momento in cui il progetto capitalista liberale ha palesemente fallito”.

In Slovacchia almeno il 40% della popolazione esprime un’opinione positiva sul socialismo e sul passato sovietico del Paese.

Il Partito Comunista di Slovaccha è stato fondato nel 1992 e già con la legge precedente gli era  vietato inserire nel suo simbolo la falce e martello comunista.