Il volontario asservimento: un Requiem per il diritto e la libertà

Vincenzo Vitale ha svolto nei giorni scorsi su l’Opinione delle Libertà, una testata che sin da marzo segnala le violenze del governo giallorosso ai principi fondanti delle liberal-democrazie. C’è un’assuefazione che fa paura. La forma dominata, davanti all’emergenza, non solo viene tollerata ma persino richiesta ed approvata. I livelli di dominazione, annota Vitale sono tre. 

«Il primo livello di dominazione che l’epoca contemporanea ci presenta è quello esercitato dalla politica direttamente nei confronti e in danno proprio del diritto. Ne è emblematico esempio lo stile autocratico adottato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il quale a getto continuo sforna decreti non più che amministrativi, ma destinati a limitare fortemente o ad annullare gli spazi di libertà personali, incurante delle previsioni costituzionali che richiedono allo scopo o apposite norme di legge o addirittura specifici e motivati provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Qui la volontà politica spodesta in linea di fatto ogni previsione costituzionale, ogni riserva di legge, ogni cautela giudiziaria, sovrapponendosi a tutte le norme quale unica fonte di legittimazione possibile. Siamo ben oltre quello “stato d’eccezione” che Carl Schmitt individuava quale territorio privilegiato per l’esercizio della sovranità: siamo alla eclissi del diritto, sostituito dalla semplice decisione politica, siamo alla logica della forza (della politica) che spodesta la forza della logica (del diritto) […]».

«La politica, a sua volta – e questo è il secondo livello dominativo – viene sottoposta ad un’altra dominazione, ancora più indiscutibile ed esigente. È quella esercitata dall’economia, nel senso che la politica sa bene di non essere in grado, pur scavalcando i limiti posti dal diritto, di ignorare le esigenze della dimensione economica: le leggi economiche si fanno strada, qualunque cosa accada, facendosi beffe di ogni autocrazia politica. […]».

«La finanza globalizzata, per un verso, e la tecnocrazia, per altro verso, dialettizzandosi e sostenendosi reciprocamente, esercitano una autentica ed irresistibile dominazione su economia e politica, condizionandole pesantemente: e queste, a lor volta, sul diritto. Tutte queste forze spadroneggiano in tal modo su di noi e a nostro danno: su tutti e su ciascuno. Risultato: che lo si capisca o no, lo sia ammetta o no, non potendo nessuno resistere a simili forme dominative, ci avviamo a non esser più soggetti di diritto. Saremo soltanto ubbidienti e pazienti esecutori di altre volontà, volontariamente asserviti alle altrui deliberazioni. Possiamo già intonare un requiem per il diritto e la libertà. Cioè per noi».