Il Next Generation per ripartire

Il Next Generation Eu è ormai diventato (almeno lo spero ormai) un argomento gettonatissimo. Il Piano strutturato di supporto al Quadro finanziario pluriennale è in discussione per arrivare a sostenere e far ripartire le economie dei Paesi membri dell’UE (per l’Italia 209 miliardi tra sovvenzioni e finanziamenti).
Il 4 settembre scorso a Ventotene (non poteva esserci luogo migliore dove iniziare a parlarne anche a livello territoriale) si è tenuto un convegno organizzato dall’Istituto di studi federalisti “Altiero Spinelli” pensato proprio per declinarlo a livello locale, con esponenti della Regione Lazio, degli enti locali. Erano giorni in cui il Dipartimento delle politiche europee raccoglieva il lavoro del Comitato interministeriale per gli affari europei e del Comitato tecnico di valutazione per poi “depositare” al Governo italiano quelle linee guida presentate a metà settembre poco prima della Comunicazione del 17 settembre della Commissione europea, per approntare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ticket di ingresso alla “coperta” dell’UE. Da allora ad oggi, abbiamo atteso qualche “cenno” in più sul regime progettuale adottato dal Governo, fermo al recepimento di schede progetto da parte dei ministeri… Giorgio La Malfa (nell’articolo in foto) del 10 novembre pubblicato sul Sole 24 ore centra bene almeno un paio di punti che mi interessa sottolineare. Il primo: la trasparenza. «La risposta è che questa è la conseguenza di un errore di impostazione commesso nei mesi scorsi dal quale l’esecutivo in parte non vuole in parte non riesce più a districarsi. Era stato suggerito che, trattandosi di cifre imponenti, per evitare una rissa politica e istituzionale, bisognava affrontare per prima la questione delle procedure relative alla formulazione dei progetti, alla loro valutazione di merito e alla loro realizzazione. Dopo avere individuato le procedure e indicato una sede si poteva cominciare a parlare di progetti». Appunto i progetti sono il nucleo del discorso al di là delle responsabilità e della direzione della cabina di regia che, senza nulla da dire, è anche legittimo resti in mano al Governo. Ma i progetti non sono stati condivisi. Qui veniamo al secondo punto che La Malfa inquadra bene: «Tutto questo a un certo punto esploderà nelle mani del governo perché, quando l’Europa avrà finito di definire tempi e procedure, esso dovrà indicare una lista di progetti sui quali intende investire i fondi. Ma quando la lista sarà resa nota, il governo scoprirà che rischia di dovere ricominciare da capo. Perché la sua stessa maggioranza farà capire che quelle annunciate dal governo non sono scelte condivise, ma solo proposte su cui aprire una discussione. E lo stesso diranno le regioni e gli enti locali, rivendicando il diritto di condividere la scelta di progetti che hanno un impatto sui territori e che quindi non potranno essere calati dall’alto».