Green New Deal

La riconversione ecologica è la grande sfida del nostro tempo, qualcuno la paragona ad una nuova rivoluzione industriale, in effetti si tratta di un cambiamento radicale del nostro sistema di vita. La Commissione Europea si è posta l’ambizioso traguardo di ridurre del 75% le emissioni di gas serra, il 40% degli interventi dovrebbe riguardare gli edifici, il 25% il comparto dei trasporti, almeno stando alle attuali statistiche sull’impatto ambientale dei diversi settori.

Possono sembrare dati impressionanti, in realtà sono in linea con quanto si sta facendo fuori dai confini continentali. La Cina entro il 2050 si è posta l’obiettivo di installare 1000 GW di potenza in impianti eolici, circa l’equivalente della rete elettrica europea, Boris Johnson vuole trasformare il Regno Unito nella “Arabia Saudita del vento”, sembrerebbe fare sul serio, durante la campagna elettorale si era fatto ritrarre mentre saliva su taxi elettrici, in verità il R.U. ha sempre avuto politiche piuttosto ondivaghe riguardo l’incentivazione sulle fonti rinnovabili, lo hanno rilevato, criticamente e più volte, i CEO di Vestas e General Electric, ma adesso  oltremanica sembrano fare sul serio, probabilmente sotto la spinta di un’opinione pubblica sempre più sensibile a questi temi.

Neanche a dirlo nel continente europeo i primi della classe sono sempre i tedeschi che dall’inizio del nuovo secolo stanno attuando un’intelligente politica energetica fondata sul mix delle fonti, riposizionandosi progressivamente verso le rinnovabili, nel 2050 avranno raggiunto la piena autosufficienza energetica. 

Anche in Francia si incentiva il ricorso alle rinnovabili, per quanto si tratti di un paese molto meno dipendete dall’energia fossile grazie alla scelta fatta negli anni ottanta di ricorrere al nucleare, noi ci lasciammo prendere, tanto per cambiare, dal terrore irrazionale, così per paura di non  di stoccare in modo adeguato i rifiuti tossici della fissione nucleare abbiamo continuato a utilizzare  petrolio come se non ci fosse un domani, con conseguenze anche di carattere geopolitico, rimanendo sempre dipendenti dagli approvvigionamenti di idrocarburi dai paesi estrattori.

Next generation eu, ammesso che riesca a superare le forche caudine di Visegrad, prevede che almeno il 25% delle risorse stanziate venga impiegato in interventi volti alla riconversione ambientale della struttura produttiva, della logistica ecc.

Il nostro paese riguardo la produzione di energie rinnovabili è in linea con gli obiettivi previsti dalla direttiva europea di oltre undici anni fa, che venne recepita dal Piano di Azione Nazionale, infatti sui consumi elettrici complessivi circa il 18% del fabbisogno è soddisfatto grazie alla produzione di impianti da fonti rinnovabili.

Le politiche di incentivazione sono state incostanti e non legate ad un vero e proprio programma strategico pluriennale di sviluppo, nonostante questi limiti si è comunque raggiunta l’installazione di un numero consistente di impianti, circa 21 GW di potenza nominale riguardo il fotovoltaico e circa 10 GW di eolico (dati 2019).

Il settore dove è ancora forte la dipendenza dalle fonti fossili è quello dei trasporti in cui il fabbisogno coperto dalle rinnovabili non raggiunge neanche l’8%, l’obiettivo del Piano di Azione era raggiungere almeno il 10%. L’edilizia civile è un altro tallone d’Achille riguardo gli interventi di ottimizzazione energetica, non sulle costruzioni più recenti realizzate adottando tecnologie e strumenti che hanno consentito un netto miglioramento delle prestazioni, più dei 2 terzi del patrimonio immobiliare ha più di cinquant’anni e richiederebbe importanti interventi manutentivi.

Il decreto rilancio è intervenuto su questi aspetti con misure volte alla riduzione delle emissioni inquinanti, la misura del bonus mobilità è da annoverare fra il demagogico ed il patetico, non risolve alcun problema ambientale incentivare l’acquisto di biciclette e monopattini, a meno che prima non si siano predisposte nelle città le condizioni per il loro utilizzo, e la modalità del click day andrebbe abolita una volta per tutte qualunque ne sia l’utilizzo. Decisamente più efficace il cosiddetto ecobonus, un credito di imposta del 110% del valore delle opere di edilizia civile che consentano un miglioramento misurabile delle performance energetiche di un immobile, un provvedimento necessario, si tratta di stimolare la domanda per il comparto delle costruzioni, settore che non si è mai ripreso dalla crisi del 2008 e contestualmente di interventi che contribuiscono alla riduzione delle emissioni.

Il governo, anche nelle rare occasioni in cui ha una buona idea, riesce a complicare la vita degli operatori economici. I provvedimenti attuativi, che si attendevano subito dopo l’estate, sono arrivati solo alla fine dello scorso mese, il ministro Stefano Patuanelli ha nuovamente ribadito che il provvedimento rimarrà in vigore fino al 31/12/2024 ma di questo non vi è alcuna traccia nella legge di bilancio licenziata dal CdM, certo c’è la discussione parlamentare ma le imprese del settore ed i cittadini interessati possono programmare lavori ed attività in questo quadro di incertezze?

Si stima che il provvedimento porterà ad un incremento del 10% del fatturato di settore, probabilmente sono stime prudenti, quindi dal punto di vista delle politiche anticongiunturali stiamo parlando di un intervento efficace. Il tema vero però non sono le beghe fra Gualtieri e Patuanelli, pare il primo vorrebbe il provvedimento fosse di un anno mentre il ministro dello sviluppo economico lo preferirebbe pluriennale, sarebbe necessario diventasse un provvedimento strutturale nel quadro della strategia di riconversione verde dell’economia e della struttura produttiva.

Una reale politica ambientale non può basarsi su sporadici interventi, si pensi ad i bonus ad intermittenza per incentivare l’acquisto di auto ibride, o a politiche occasionalmente rivolte a questo o a quel comparto.

È necessario entrare nell’ottica che la rivoluzione verde può diventare la più grande opportunità del nostro tempo, l’Italia ha perso posizioni chiave nel settore automotive, ed andrà peggio, nel settore Itc, ma ci sono nuove sfide da raccogliere, le grandi infrastrutture richiedono interventi di manutenzione straordinaria, il patrimonio edilizio delle nostre città deve essere in larga parte riqualificato, il settore della logistica e dei trasporti ha bisogno di interventi radicali.

Sono nuove opportunità di crescita, c’è un solo problema abbiamo una classe dirigente di incapaci, tratto comune che unisce tutto l’arco costituzionale e oltre, la nostra democrazia sostanziale si è trasformata in oclocrazia proprio quando ci sarebbe la necessità delle migliori competenze di cui la collettività dispone.

Il sistema paese nel suo complesso ha la capacità e le risorse sia umane che finanziarie per non perdere la partita del rinnovamento globale del sistema produttivo, bisogna solo permettere che entrino in gioco.