La Malaluna di Maurizio Mattiuzza

«Aveva proprio ragione il suo vecchio insegnante di scienze lassù a Enna. Tutto viene dal mare. La nave, il sale e pure noi, che fummo pesci e ora camminamu ritti supra a terra. Adagiata dietro a un masso Maddalena guarda giù verso il golfo, là dove dicono ci sia l’Africa. La marea del mattino schiuma sulla spiaggia e poi si disperde lungo la costa, disegnando delle belle linee curve. Sì, il professor Paternò aveva proprio ragione. Il mare conosce tutto da sempre…» Ecco uno degli ultimi paesaggi de La Malaluna (Solferino, 2020), la prima prova da romanziere del poeta e paroliere Maurizio Mattiuzza. Al centro la saga degli Sbaiz, famiglia friulana di lingua slovena stretta nelle maglie del confine orientale. Dall’estremo Nord Est alla Sicilia. Una storia di guerra. Anzi, tra la due Guerre. Fra rancori, odi etnici, sesso, amori e sofferenze. Nel mezzo tanta morte. «Se i confini si spostano coi trattati, la pellagra e la fame stanno sempre ferme sopra ai campi. Rimangono lì dove sono e ti bucano lo stomaco». Una denuncia sull’inutilità della guerra, sulla tragedia dei profughi e sui orrore del potere. Il passo di Mattiuzza è potente, affilato, e dal chiaro gusto popolare. Ingredienti essenziali per quell’eterna saga dei vinti che si rinnova nella vicenda degli Sbaiz. Una vicenda che, tuttavia, non cede mai il passo al sentimento della rassegnazione.