Beniamino Marciano. L’uomo che per Mazzini lasciò il sacerdozio

Il 19 novembre 1831, a Striano (NA), nasce Beniamino Marciano. Allievo del Seminario diocesano di Sarno, sacerdote, insegnante di retorica al Seminario diocesano di Salerno dal 1859, abbraccia gli ideali liberali ed entra a far parte del locale Comitato rivoluzionario di cui fanno parte mazziniani e sostenitori di Garibaldi. Dopo lo sbarco dei Mille in Sicilia è tra i promotori del movimento insurrezionale di Sala Consilina dove costituisce un governo provvisorio e svolge attività preparatoria all’arrivo dei garibaldini. Successivamente incontra Garibaldi a Padula e con lui entra a Salerno, come comandante ad interim delle Forze della Provincia, poi a Capua, come aiutante di campo del colonnello Fabrizi. Lasciato l’esercito, dopo aver partecipato alla lotta contro il brigantaggio in Basilicata, torna a Salerno, dove insegna letteratura italiana nel Liceo, per poi trasferirsi a Napoli dove fonda e dirige un suo istituto e convitto scolastico in via dei Tribunali 62. Redattore capo de “L’Italia” a Napoli, autore di “Salerno nella Rivoluzione del 1860”, nel 1863 abbandona definitivamente l’abito sacerdotale per dedicarsi all’attività politica nelle file del Partito d’azione. Più volte assessore alla pubblica istruzione del comune di Napoli, nel 1869 è tra i partecipanti all’Anticoncilio svoltosi a Napoli. Nel 1876 sposa col solo rito civile Antonietta De Pace, anche lei protagonista del Risorgimento italiano. Muore in via San Biagio dei Librai a Napoli l’8 gennaio 1907.