In ricordo di Saverio Friscia

L’11 novembre 1813, a Sciacca (AG), nasce Saverio Friscia. Laureato in medicina all’Università di Palermo nel 1837, è tra i primi che si dedica alla pratica della medicina omeopatica. Frequentatore del circolo utopistico radicale, al rientro a Sciacca viene iniziato alla Massoneria da un cugino frate domenicano, partecipa alla cospirazione antiborbonica ed alla rivoluzione del 1848, venendo eletto deputato al Parlamento Siciliano. Dopo la restaurazione borbonica viene inviato al domicilio coatto a Trapani e nell’isola di Favignana, dal quale fugge nel 1850 per espatriare. Repubblicano, membro del Comitato siciliano a Parigi, torna in Sicilia durante la Spedizione dei Mille, per cui riprende l’attività massonica nelle logge siciliane di orientamento democratico e viene nominato segretario generale del supremo magistrato di Salute, cercando, senza successo, di garantire l’autonomia amministrativa dell’isola e l’assegnazione ai contadini delle terre ecclesiastiche. Destituito dall’incarico per aver criticato le misure di rigore adottate dalle autorità militari in Sicilia, dal 1861 viene eletto deputato per sette legislature nelle fila della sinistra. Fondatore nel 1863 dell’Associazione democratica italiana per la Sicilia, con l’arrivo di Bakunin in Italia si avvicina alle idee anarchiche diventando uno stretto collaboratore del rivoluzionario russo. Fondatore dell’associazione Libertà e giustizia a Napoli nel 1867, partecipa alla Conferenza di Rimini del 1872 che segna la nascita della Federazione italiana dell’Associazione internazionale dei lavoratori. Passato progressivamente su posizioni politiche più moderate, a partire dal 1876 sostiene i governi della Sinistra storica, ritenendo il governo borghese e progressista più idoneo per attuare riforme sociali utili ad una successiva evoluzione rivoluzionaria. Non rieletto, nel 1882 torna a Sciacca dove svolge la professione medica. Presidente nazionale dell’Accademia omeopatica italiana, oramai considerato il padre nobile della democrazia e del socialismo siciliani e riferimento morale e politico per le giovani generazioni, muore nella sua città natale il 22 febbraio 1886.