La storia repubblicana ce lo obbliga. Dobbiamo essere protagonisti

La storia del PRI è storia gloriosa, è storia di lotte e di conquiste per la libertà e l’indipendenza, è storia di ideali e di valori, è storia di Fede nell’Avvenire, di coscienza che , solo il sapere dell’Umanità è la molla del progresso e quindi non è frutto di una condanna ad accettare supinamente tutto ciò che ci viene propinato. Noi non siamo condannati alla sofferenza terrena e alla felicità nell’aldilà, perché con la lotta per la libertà abbiamo indicato la Repubblica come meta della democrazia, della uguaglianza, del bene comune, della felicità, dell’educazione al dovere in cui il popolo esercita la sovranità popolare delegata agli eletti del popolo. Noi abbiamo il compito di tutelare e difendere la conquista dei nostri padri, facendo in modo che l’educazione ai valori e al rispetto della Costituzione siano la bussola delle forze politiche e degli eletti dal popolo. Noi abbiamo avuto forma Repubblicana e sostanza corporativa e la DC e il PCI hanno rappresentato (e gli eredi rappresentano), non l’interesse generale che è la Repubblica cioè un patto sociale con regole condivise in cui chi governa fa politiche per il bene comune e chi sta all’opposizione controlla che il bene comune venga realizzato. Costoro hanno rappresentato due partiti a confronto corporativo permanente, come dicevano Ronchey e Francesco Compagna, dove lo scopo non era il governo dell’interesse generale, ma la conquista del potere. È chiaro che in questo contesto la lotta del PRI era ed è difendere la Repubblica e spiegare cosa vuol dire essere repubblicani in Repubblica. Noi, perché siamo Repubblicani, non abbiamo esaurito il nostro compito avendo abbattuto la Monarchia e raggiunto la Repubblica, anzi, è l’inizio di un percorso formativo dell’uomo e della donna repubblicani che hanno diritti e doveri verso lo Stato Repubblicano. È la cultura del repubblicanesimo che è il motore di progresso continuo e riformatore. Essa deriva dal credo nella religione della conoscenza dell’Umanità come molla del progresso. Credo che non può essere quello delle religioni monoteiste piene di dogmi che bloccano al primo gradino l’evoluzione del mondo. L’unica fede è quella nell’avvenire e l’orizzonte è L’Umanità. Il nostro orizzonte da cui partire è il patriottismo costituzionale repubblicano che è l’amore infinito ed eterno verso la nostra patria. Per noi, la patria, come ci ha insegnato Mazzini non è il luogo in cui siamo nati o viviamo ma è ogni luogo in cui vivono e si possono esprimere la libertà e la democrazia. Noi onoriamo la Patria con il rispetto e il dovere verso la Repubblica quando siamo nel nostro paese e coi doveri verso l’Umanità quando siamo all’estero. Quindi un concetto cosmopolita, non sovranista, ma che ha forte la consapevolezza dell’orgoglio nazionale. Noi siamo europeisti, non solo europei, perché siamo per l’Europa dei popoli, per l’Europa politica che elegge il Parlamento europeo e che a sua volta elegge il governo dell’Europa con una costituzione Europea. Noi siamo quelli che oltre all’educazione al governo dell’interesse generale hanno indicato nella programmazione e nella politica dei redditi gli strumenti di governo dell’interesse generale. Cioè una metodologia che è valida a tutti i livelli dell’ articolazione statale. Noi abbiamo indicato nel libro bianco della spesa pubblica il metodo per capire dove vengono perpetrati gli sprechi e quindi dove bisogna intervenire. Noi abbiamo indicato nel metodo della rendicontazione della gestione di ogni servizio pubblico il metodo per mantenere efficienti ed economici i servizi di fronte alle pratiche lassiste, assistenziali e clientelari del cattocomunismo. Abbiamo indicato in una riforma moderna dello stato unitario, tagliando Regioni e provincie inutili e creando una rete di città metropolitane che hanno come missione il compito primario di creare sistemi e non campanilismo come invece fanno regioni e province. Portare a 25/ 30000 abitanti i comuni per dare servizi efficienti e di qualità ai cittadini e alle imprese che devono confrontarsi col mondo. Queste sono programmi ed obiettivi di patrioti che col popolo e per il popolo vogliono la realizzazione della Repubblica. Noi non possiamo dare il messaggio che la nostra storia è stata inutile e che lottare col PRI è inutile. Ho sempre pensato che la migliore scuola per un dirigente repubblicano sia la conoscenza della nostra storia, che non è vanagloria o utopia, ma è consapevolezza della grandezza del pensiero repubblicano, che bisognasse militare e crescere gradualmente nel PRI.Chi scala troppo in fretta le gerarchie e scopiazza da mode improvvisate o dalle proprie esperienze personali e le vuole rendere repubblicane devono essere attentamente valutate perché noi non dobbiamo meticciarci con nessuno per spiegare la nostra storia, i nostri valori. Essendo laici col confronto possiamo arricchirsi, ma per la felicità e il benessere dell’uomo non per il martirio e l’inutilità del suo impegno. La scuola di partito è una cosa seria e non deve essere aperta solo ai giovani, ma anche a tutti coloro che la pratica del sottogoverno o delle alleanza ha reso individualisti, cercatori del proprio tornaconto e non del bene comune. Appena sarò legittimato dal voto della direzione, nell’incarico di vicesegretario con delega ai problemi istituzionali e formazione presenterò un programma da portare avanti in tutto il paese. La Costituente Repubblicana, liberal democratica, laica deve essere lanciata al più presto nel paese con chi ci sta PRI, Azione, PLI, PR,+Europa, oltre alle associazioni, ai movimenti di ispirazione laica, liberale e repubblicana, devono poter aderire anche intellettuali liberi di dare un contributo di idee, non ci servono intellettuali organici. C’è una dialettica ideologica che va alimentata adeguandola agli studi ed arricchita dal confronto. Tuttavia lungi da noi pensare di fare della Costituente un superamento delle tradizioni, come fu il PD per andare verso un soggetto politico che fonde ideologie per un pensiero unico genericamente liberal-democratico. L’esperienza ci ha dimostrato che la fusione di sfumature diverse non dà nitidezza di pensiero eterno, ma fa perdere le radici e quella dialettica che se positivamente usata stimola una crescita complessiva di tutti. Non abbiamo bisogno di omologare e di amalgamare le diversità, ma di elaborare programmi di governo, anzi, di buongoverno. Tutta la riflessione che i singoli soggetti portano nella Costituente è valore aggiunto, non un elemento teso ad egemonizzarne culturalmente il pensiero o peggio ancora ad uniformarlo in un’unità della mediocrità. Chi ha idee da portare in campo, chi merita per idee e programmi deve essere uno stimolo per tutti ad impegnarsi. La leadership va conquistata senza pregiudizi e senza fughe in avanti. La leadership deve essere contendibile ed un equilibrio tra i soggetti che si federa o per presentarsi agli elettori in autonomia da destra e sinistra.Noi dobbiamo, come PRI, fornire la nostra analisi della realtà e verificare se essa coincide con quella degli altri soggetti. Non si tratta di riproporre i dibattiti ideologici fra Mazzini e Bentham, fra Ugo La Malfa e Malagodi perché il mercato non ha risolto tutti i problemi e lo stato dev’esserci a garanzia dello stato di diritto e delle libertà di tutti. I manifesti delle internazionali liberali hanno fatto molti passi in avanti rispetto a questi temi né Ugo La Malfa né la scuola repubblicana od Azionista hanno mai messo in discussione la iniziativa privata e il ruolo positivo della concorrenza. Non c’è una visione classista da far emergere, ma c’è una deriva da stato corporativo ed assistenziale da combattere. C’è una scelta fra chi difende, anzi persegue, un blocco di assistiti, di garantiti che viene tutelato e un blocco sociale di ceti medi, produttivi, artigiani, commercianti, coltivatori, contadini, operatori del turismo e della ristorazione, delle libere professioni che viene penalizzato e si cerca di farlo diventare assistito da uno stato che interviene sempre più nell’economia. La concezione democratica che ci appartiene esclude che noi possiamo diventare i rappresentanti di questo blocco contrapposto a quello dei lavoratori assistiti, dei lavoratori del pubblico e del parastato, della grande azienda. La concezione democratica della Repubblica include tutti senza una visione di classe tipica della società contrapposta nella conquista del potere. La Repubblica essendo nelle sue fondamenta essenzialmente un patto sociale con regole condivise ricerca l’interesse generale non il particulare di Guicciardini, non le corporazioni fasciste o la dittatura del proletariato. Questo significa che l’emergenza sanitaria ed economica va gestita, non per assistere con sussidi chi si fa fallire, ma per dare sostegno con investimenti produttivi ed infrastrutturali al sistema paese, all’occupazione, alla creazione di un sistema sanitario efficiente, ad un’organizzazione dello stato moderna. Occorre una politica di solidarietà nazionale capace di ristabilire la filosofia e la tutela dello spirito della Repubblica minacciato da populisti che conoscono solo il sussidio e la decrescita felice e da sovranisti incapaci di comprendere che senza Europa, non saremmo stati in grado di affrontare la crisi accelerata dalla pandemia. La nostra sfida sta qui: preservare il carattere democratico della Repubblica fatto di libertà responsabili, non di imposizioni, fatto di socialità e dialettica, non di distanziamento sociale, fatto di pluralismo politico e sociale, fatto di regole e di buon senso. Per fare questo occorre quel patriottismo costituzionale repubblicano che è prima di tutto educazione al dovere, senso di responsabilità, orgoglio di comunità e riconoscimento del merito. Senza orgoglio patriottico non c’è la possiamo fare. Per questo noi siamo patrioti della libertà e del bene comune e per questo siamo quell’energia incrollabile che si chiama coscienza positiva di un paese. Sta a noi, testimoni del nostro tempo, dimostrare di essere patrioti italiani, patrioti europei, patrioti della civiltà occidentale.