Agli Arabi il Covid gli fa un baffo

I paesi del Golfo sono sicuramente quelli che hanno avuto i risultati migliori sul fronte Covid. Invece di stare a parlare con i cinesi e reclutare medici cubani varrebbe la pena per il nostro governo di aumentare i contatti con i Sauditi e gli Emirati. Le misure che hanno preso sono state rigidissime considerando il livello religioso di quei paesi che hanno dovuto interrompere tutti i riti consolidati, pellegrinaggi vari inclusi, senza che i muazzin si siano mai lamentati. Ovviamente le cose sono state fatte sul serio nel senso che con le mascherine avevi anche i guanti e a Dubai la polizia girava per le strade ininterrottamente a fare multe di 750 euro, in Arabia magari peggio. Parliamo di regimi monarchici per cui la repressione è all’ordine del giorno e la principale lezione di tutta questa vicenda è la rivincita delle società chiuse su quelle aperte. In questo caso un progetto claustro sanitario è più facile che attacchi di uno liberal democratico. Ma a parte la politica, il clima ed anche la geografia tutti fattori a favore del mondo arabo senza contare nemmeno l’età media della popolazione, non ci sono tanti novantenni da quelle parti, c’è stato un successo sanitario. Il ministro della salute del governo di Dubai vanta i risultati ottenuti dalle cure. Varrebbe forse la pena che il CTS del governo italiano valutasse con qualche attenzione le applicazioni mediche di Dubai. Non per altro ma una qualche linea guida oltre alle misure di restrizione dovrebbe iniziare a trasparire dalle nostre parti dove sembrerebbe che se ti ammali sei destinato a morire. Non è cosi, nel mondo arabo le morti sono irrilevanti rispetto al numero dei contagi. La sanità funziona.