Gli ultimi giorni dell’umanità

È dovuto intervenire il comitato tecnico scientifico per spiegare ai governatori che no, Conte non è un pazzo che taglia e colora l’Italia come i panni di Arlecchino. A dire il vero si sarebbe dovuto pur capire che le ragioni per cui Sicilia e Calabria sono nel mirino deriva dalla condizione del loro sistema ospedaliero non dallo stato del contagio. Ma insomma il premier preso com’è dallo stilare prescrizioni regole e quant’altro non è che si preoccupi molto di farsi capire. Non per essere critici, forse un qualche sforzo per rafforzare il sistema sanitario invece di fare stati generali e scrivere libri andava tentato. Anche perché il governo precedente, lo guidava un tal Conte, un omonimo sicuramente, ha fatto quota cento ed i medici e infermieri li ha mandati a casa. Ora bisogna richiamarli perché non c’è stato il ricambio. Sappiamo bene quanto sia difficile preparare un buon medico. Il premier è estimatore di Bonaparte. Regala libri sull’imperatore e anche pregiati in ogni occasione. Bonaparte i suoi soldati li addestrava nelle marce mica nelle caserme. Le ragioni dell’emergenza richiedono anche qualche forma di iniziativa ed il governo non ne mostra alcuna. Almeno si abolisca il numero chiuso a medicina. Qui sembrerebbe che tutto sia destinato a finire a dicembre, invece il buon De Luca ha già detto che per quella data il rosso diventerà arancione e tutto il resto rosso. Il bello è che questo sarebbe ancora il caso migliore perché vorrebbe dire che almeno le misure restrittive servono a qualcosa. Purtroppo non ad aiutare l’economia. Con i governatori c’è mezzo paese in rivolta e più che il soccorso del CTS servirà quello dell’esercito.