David Levi, tra Mazzini e la Massoneria

Il 6 novembre 1816, a Chieri (TO), nasce David Levi. Nato in una famiglia agiata di religione ebraica, dopo aver frequentato il collegio ebraico di Vercelli, per l’esclusione degli acattolici dalle scuole pubbliche, inizia gli studi universitari prima a Piacenza e a Parma, poi a Pisa dove si avvicina alle teorie sansimoniane. Iniziato alla Massoneria a Livorno nel 1837, in una delle pochissime logge ancora in vita dopo la persecuzione conseguente alla restaurazione, completa gli studi a Siena, dove si laurea in giurisprudenza. Repubblicano, tornato in Piemonte dove èprecluso agli ebrei ogni impiego governativo, nel 1841 sceglie l’esilio volontario a Ginevra, poi a Lione ed a Parigi, dove entra in contatto con la comunità di esuli e di patrioti italiani, si avvicina al pensiero utopico socialista e collabora con scritti letterari e politici, a periodici come la Revue indépendente, la Démocratie pacifique e Le National. Dopo un periodo a Londra nel 1842, in cui collabora con Mazzini, l’anno successivo torna in Italia dove raccoglie fondi per la spedizione dei fratelli bandiera e svolge opera di coordinamento tra i gruppi mazziniani. A Parigi in occasione dell’adunanza segreta della Fratellanza repubblicana europea del 1846, rientrato in Italia svolge propaganda in favore delle riforme liberali e dell’emancipazione delle minoranze religiose. Corrispondente di guerra durante la prima guerra d’Indipendenza, successivamente si distacca da Mazzini in favore della scelta unitaria a guida sabauda seguendo quello che viene definito “ebraismo liberale” o “liberalismo massonico”. Favorevole alla spedizione in Crimea, nel 1859 aderisce al ricostituito Grande Oriente Italiano di orientamento liberale e sostenitore della politica cavouriana, di cui rappresenta l’ala più progressista. Nominato segretario aggiunto del Grande Oriente, redige un programma in base al quale la massoneria deve impegnarsi per la realizzazione di riforme sociali e politiche di carattere progressista. Più volte Deputato della sinistra, sostenitore di un progetto coloniale italiano in Tunisia ed Egitto, fautore di riforme agrarie nel mezzogiorno, convinto della superiorità dello stato laico tra gli scritti dedica un volume a Giordano Bruno, successivamente eretto a simbolo del libero pensiero dalla massoneria italiana. Muore a Torino il 24 ottobre 1898.