In ricordo di Antonio Gallenga

Il 4 novembre 1810, Parma, nasce Antonio Gallenga. Studente della facoltà di medicina, lascia gli studi per partecipare ai moti del 1831 a Parma. Costretto all’esilio fugge in Toscana e da qui si reca a Marsiglia e in Corsica. Affiliato alla Giovine Italia col nome di battaglia di Procida, dopo la repressione antimazziniana in Piemonte, nel 1833 progetta di uccidere Carlo Alberto, ritenuto frequentatore delle sette e responsabile del fallimento dei moti in Piemonte nel 1821, ma poi non porta a termine il suo proposito. Successivamente vive in Toscana, poi a Malta e Tangeri dove lavora come precettore di un giovane diplomatico napoletano, quindi si stabilisce a Boston, dove entra in contatto con gli intellettuali, impara l’inglese, insegna l’italiano ed inizia la sua attività di giornalista. Nel 1839 si reca a Londra e, grazie ai buoni auspici degli esuli italiani ed alla amicizia con Mazzini, inizia a collaborare con riviste culturali come il Metropolitan Magazine, la Foreign and Quarterly Review, la Westminster Review e la British and Foreign Review, con articoli firmati con lo pseudonimo Luigi Mariotti. Nel 1848 torna in Nordamerica per insegnare lingue e letterature moderne a Windsor, nella Nuova Scozia, ma dopo un anno, deluso dal livello del college, torna a Londra per riprendere l’attività pubblicistica. Membro della mazziniana Associazione nazionale italiana, nel 1848 torna a Parma dove sostiene l’unione con il Regno di Sardegna. Eletto deputato nel 1854, si trasferisce a Torino, ma è costretto alle dimissioni dopo due anni a seguito delle polemiche causate dal suo libro History of Piedmont, in cui accenna al mancato attentato del 1833. Tornato a Londra, naturalizzato inglese, viene assunto dal Times, in qualità di corrispondente estero, per il quale segue la seconda guerra d’indipendenza e la spedizione dei Mille. Eletto deputato nel 1861, per due mandati, oramai vicino alla Destra, da corrispondente del Times racconta la guerra di secessione americana, la guerra austro-prussiana del 1866 e la guerra franco-prussiana del 1870-71. Licenziato per alcune indiscrezioni sulle vicende interne al giornale nel 1884, continua la sua opera di scrittore fino al 1890, quando, con la moglie semiparalizzata, decide di ritirarsi a vivere in campagna nella tenuta di The Falls a Llandogo nel Galles meridionale, dove muore il 17 dicembre 1895.