Facciamoci uno shampoo

Il governo dopo aver sbeffeggiato e dileggiato per mesi l’opposizione è andato a porgerle penosamente la mano in Parlamento, non perché abbia compreso il dramma del paese, altrimenti si sarebbe suicidato, ma perché all’opposizione appartengono pur sempre la maggioranza delle regioni. E con persino i governatori del PD sugli scudi, o mandava i carri armati, ipotesi sempre possibile, o rinunciava alla regalità dei pieni poteri dell’emergenza. Da qui il lungo tira e molla, le bozze e le contro bozze, con buona pace delle necessità di urgenza. Inutile dire che il governo è diviso al suo interno, che lo è il comitato tecnico scientifico, che sono al caos assoluto. Basta leggere il nuovo DPCM che per lo meno non è stato accompagnato dalla solita scena del presidente del consiglio che si pavoneggia in televisione. Per il resto non serve prescrivere la circolazione dopo le 22, perché da settimane non c’è più nessuno in strada alle 21. Da palazzo Chigi manco si affacciano ad una finestra. I provvedimenti presi potevano essere utili il gennaio scorso, quando si sarebbe trattato di contenere il virus ad Alzano. Ora che si è sparso nelle grandi città, servirebbe tagliare le mani a chi si leva la mascherina per rispondere al cellulare in bus. Per cui prepariamoci ad una continua escalation dei contagi. Almeno potremo andarci a fare uno shampoo.