Terrore a terrore

Sarà un caso che mentre l’Europa del 45 e dell’89, l’Europa società aperta, trema e si richiude in casa, il terrorismo islamico rialzi la testa? Passeggiate per le capitali europee del coprifuoco alle nove di sera e sembra che la guerra fredda l’abbia vinta Gromiko. Manco Budapest nel millenovecentocinquantasei era tanto deserta. Nemmeno Praga nel 70. Ma agli integralisti islamici tutto questo fa un altro effetto. Finalmente gli infedeli si sono rintanati a pregare un dio silenzioso. Niente più luci, né colori, né chiasso. Hanno paura e fanno bene ad averla. Saremo spietati. Il 24 febbraio scorso il presidente della fondazione virologhi in Italia, Giorgio Palù, diceva al Corriere della sera di essere contrario al lockdown come cittadino, come scienziato e come medico. E cosa ha in mente l’Europa del 45, quella dell’89? Un nuovo lockdown. Poi si dice seguiamo la scienza. Questa volta magari sarà più mirato, anche perché ci si sarà pure accorti che quello già sperimentato non è servito a niente. In Italia ad esempio lasciate la circolazione libera in Basilicata. È vero che il virus corre che è una meraviglia. Chiude la movida? Si infettano i conventi di clausura. Così mentre il presidente dell’associazione virologhi appare perplesso delle soluzioni intraprese i terroristi apprezzano. Nessuno sa dire se il virus sarà sconfitto. In verità non ci capiamo niente. In compenso abbiamo una buona probabilità che la società democratica occidentale venga distrutta in un colpo solo.