Il Covid-19 alimenta il debito e deprime la crescita

Mercoledì 4 novembre si riunirà il Consiglio Affari Economici mentre il 5 novembre la Commissione europea presenterà le previsioni economiche d’autunno.
La nuova previsione della BCE sull’area euro segna un Pil negativo del 7,8% quest’anno e un recupero del 5,3% nel 2021 e del 2,8% nel 2022, mentre la stima sintetica sulla congiuntura di ottobre rilasciata da Bankitalia-Cepr indica un’economia in sostanziale ristagno nelle settimane in cui le infezioni di Covid-19 hanno ripreso a correre. Vale la pena ripartire da questi numeri per dare un peso all’incertezza sui mesi a venire, soprattutto sulla chiusura dell’anno e l’eredità statistica sul Pil 2021.
Ormai, dopo le dichiarazioni del presidente del consiglio Conte alla Camere ieri, ci avviamo a un’ulteriore riduzione delle attività economiche e commerciali per diminuire la mobilità e quindi la diffusione del virus.
Le preoccupazioni si annodano alle previsioni italiane ma anche alle cifre che sono contenute nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (NADEF) presentato il 5 ottobre scorso dal Governo. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri – qualche giorno fa – ha affermato che “le cifre che abbiamo dato hanno già dentro un rallentamento nel quarto trimestre, ora dipenderà dall’entità, dalla durata e dalla dimensione internazionale” della seconda ondata. “Se riusciremo nel nostro obiettivo di contenere l’aumento dei contagi ed evitare chiusure più drastiche rimarremo nelle previsioni che abbiamo formulato per ripartire con una grande stagione di investimenti”.
Nella NADEF si legge che per affrontare la situazione, il Governo ha già adottato interventi economici imponenti, che nel complesso ammontano a 100 miliardi in termini di impatto sull’indebitamento netto della PA nel 2020 (oltre il 6 per cento del PIL), a cui va aggiunto l’ammontare senza precedenti delle garanzie pubbliche sulla liquidità.
Bisogna però evidenziare che nel 2020 il debito pubblico supererà di 194 miliardi i livelli di fine 2019, il debito è cresciuto di 23,4 punti percentuali di Pil (il maggiore nell’UE). Le entrate fiscali sono in calo di 41,7 miliardi. Cosa possiamo aspettarci da questa seconda fase pandemica? Secondo le previsioni il Pil cadrà del 4,8% fra il 2021 e il 2022. Possibile quindi un panorama più fosco rispetto a quanto previsto dal Governo. Con un peggioramento dello scenario il Pil rispetto al 9% di quest’anno (con una ripresa del 6% nel prossimo anno) potrebbe collocarsi a -10,5% (e una ripresa decisamente più ridotta rispetto a quanto il governo ha previsto dell’1,8% fino ad azzerarsi).
Secondo l’Ufficio parlamentare di Bilancio (UPB) a fine anno l’impulso positivo derivato dal rallentamento della pandemia durante l’estate si esaurirà e la variazione congiunturale del Pil si manterrà appena sopra lo zero. L’UPB afferma che la recrudescenza della pandemia potrebbe comportare la perdita variabile da 3 a 8% di Pil (la crescita del Pil del 2020 subirebbe un peggioramento tra 1 e 2%), con effetto negativo sul 2021 (3/6%). Questo scenario porterebbe la ripresa soltanto al 2022.