Nuovi lockdown sono solo follia. Parla il virologo: «Noi mai interpellati»

«Se uno deve parlare di virus deve conoscere la biologia del virus, come replica, sapere che il coronavirus è diverso dagli altri virus RNA, perché c’è bisogno di un ospite intermedio, come può combinarsi infettando più persone o cambiare, perché può essere più o meno virulento, perché crea la patologia, quali sono i meccanismi, quali sono i bersagli, quali farmaci disegnare. Ecco: sono state invitate in tv tutte le persone possibili e immaginabili ma nessuna che abbia queste competenze». A parlare in un’intervista ad Affari Italiani è Giorgio Palù, Presidente uscente della società europea e italiana di Virologia, 600 pubblicazioni all’attivo.

Ma è un virus così letale?

“No, non lo è. Il virus della Sars ammazzava il 10% delle persone. Il virus della Mers ammazzava il 37% delle persone. Questi due virus si sono estinti in un anno. Questo è invece un virus che ha una letalità relativamente bassa, mi riferisco non alla letalità che abbiamo avuto noi in Italia, del 13%… perché questo racconta dei gravi errori che si sono fatti all’inizio, morivano tutti in Lombardia… ma della letalità dello 0,6 % dei casi positivi (su 1000 persone ne muoiono 6, ndr). Sugli studi di sieroprevalenza, quelli che guardano quanto il virus è circolato prendendo strati importanti della popolazione, sesso, età, provenienza, professioni ci dicono che la letalità è tra lo 0,3% e lo 0,6%. 0,3% è quella più bassa ed è stata trovato in Islanda”.

Quindi chi ha ‘spiegato’ il Covid e quanto sta accadendo?

“Certamente non i virologi. Il 99% di quelli che in tv vengono chiamati virologi non sono virologi né ha mai pubblicato un lavoro di virologia su una rivista internazionale di virologia. Ma come è avvenuto tutto questo?”.

E come mai secondo lei c’è questo panico generalizzato?

“Chiedetevelo voi, cosa ha fatto la comunicazione in questo periodo…”

Un evento così drammatico viene comunicato come uno show, diventa anch’esso uno spettacolo di intrattenimento che ha prodotto il panico e la confusione che vediamo?

“La spettacolarizzazione, i bollettini di guerra, scambiare i termini della questione addirittura usando il termine contagio quando non sappiamo nemmeno se contagiano. Il contagio che cos’è?”

Cos’è?

“La trasmissione dell’infezione. E’ la descrizione che hanno fatto Dimitri Ivanovsky e Martinus Beijerinck a fine Ottocento inizio Novecento dei virus delle piante. Usare il termine contagio è improprio. Ci sono casi positivi a un test molecolare che rivela la presenza di un acido nucleico ma non lo rivela in termini quantitativi”.

Questa dinamica di spettacolarizzazione in cui tutti parlano sembra ormai andare avanti da sola. Il pubblico non riesce a capire la differenza tra un virologo, un infettivologo, un epidemiologo…

“La comunicazione dovrebbe imparare a dire la verità e ad essere seria ed approfondita. E a presentare i fatti scientifici facendoli trattare da scienziati o da comunicatori scientifici che non vengono presi dalla cronaca nera. I giornali stanno sempre nell’ottica di fare lo scoop, ogni volta. Non si fa comunicazione seria chiamando le attricette dei talk show che si contraddicono o dicono la loro. La scienza, soprattutto la virologia che è una scienza di base, come la matematica e la chimica, è un’altra cosa”.

Come si ferma il processo?

“Io non posso più dirlo perché sembra che ce l’abbia con qualcuno. Ho dovuto per reazione abusare anche io di questo mezzo. Ma sono offeso come presidente della società europea di virologia, fondatore della società di virologia italiana. Conosco i virologi più bravi e noti al mondo ma non sono stati mai interpellati su cosa fare e come gestire questa situazione”.

Quello dell’esperto di virus è un terreno molto particolare e che richiede delle competenze specifiche…

“Ho visto etichettato come virologo un direttore di un istituto ortopedico privato, un igienista, un infettivologo. Io non dico che non si possa ascoltare l’epidemiologo ma spesso in tv c’è gente che non ha neanche mai visto un virus in vita sua. Di cosa parlano? Ci sono tantissimi premi Nobel in virologia ma nelle tv italiane sembra non si sappia chi siano. Lo trovo umiliante per una disciplina”.

E insomma cosa bisogna fare? I lockdown sono inutili e pericolosi economicamente e socialmente, come pure i tamponi: rintracciare gli asintomatici oggi non ha alcun senso. bisogna puntare tutto sui test rapidi antigenici che si fanno in 4-5 minuti, si possono usare per fare degli screening. Bisogna evitare gli assembramenti. Tassativamente. Dobbiamo ridurli nei trasporti e nei locali pubblici. E stare attenti al ricircolo dell’aria condizionata.