Apocalypse now?

Seguendo i media in questi giorni sembrerebbe proprio non esservi scampo, il quarto sigillo è stato rotto ed il cavaliere dal destriero verdastro sta percorrendo in lungo e in largo la Penisola seminando distruzione e morte. Intendiamoci non si vuole affatto sottovalutare la situazione, né mancare di rispetto alle persone che stanno soffrendo colpite dal virus, ma l’ossessiva concentrazione dell’informazione, il compulsivo aggiornamento sui dati e soprattutto la costante e pervasiva presenza di virologi, epidemiologi e infettivologi in tutti i circuiti della comunicazione, ormai non ci si stupirebbe di vederli fare i “tronisti” dalla De Filippi, a che giova? Non si può fare a meno di chiederselo.

Per chi si ostina a rimanere fedele al lume della ragione, non avendo nulla da spartire con il negazionismo, fenomeno che dovrebbe riguardare solo la psicologia, ma d’altra parte non si abbandona a questa sorta di neomillenarismo che pervade ormai la nostra vita collettiva, Antonio Padellaro ha ritenuto di dover adottare la categoria del riduzionismo. Per quanto l’intenzione del già direttore del Fatto Quotidiano fosse dispregiativa non mi pare ci possa ritenere offesi, probabilmente nell’enfasi dialettica a Padellaro è sfuggito che il riduzionismo consiste, essenzialmente, nel ragionare con il metodo  del rasoio di Occam, si tratta di un cardine del pensiero moderno, grazie a cui si è sviluppato il sistema scientifico, insomma perché bisognerebbe sentirsi offesi se questa è l’invettiva che ci viene rivolta, mica ci ha dato del dirigente del M5S.

L’approccio alla comunicazione sulla pandemia in Italia è unico, non esiste un altro paese dagli Stati Uniti al Giappone, passando per Cina, Russia, Francia, Regno Unito ecc. con una simile cacofonia di voci che declamano costantemente che moriremo tutti.

Anche la metafora più ricorrente, quella dell’ondata, da cui il salto allo tsunami è quasi inevitabile, è del tutto forviante, se proprio vi è l’esigenza di paragonare questa seconda fase ad un cataclisma sarebbe molto più appropriato definirlo come un uragano. I meteorologi osservano la formazione del fenomeno nell’oceano, seguono il suo movimento e sanno prevedere, con buona approssimazione, quando colpirà sulla costa e con quale intensità. La seconda fase dell’epidemia è un tifone che avrebbe dovuto trovarci preparati, così non è stato. Ha perfettamente ragione Valter Veltroni a sostenere che è inutile vantarsi di essere stati i migliori al mondo nel gestire la prima fase, anche ammettendo, e non concedendo aggiungo io, che questo sia vero abbiamo comunque avuto più di quaranta mila vittime, e siamo nuovamente precipitati in emergenza sanitaria, con buona pace di Marco Travaglio che ha redarguito il fondatore del PD, insomma ma come si sarà permesso di non tessere ciecamente le lodi del governo sostenuto dai pentastellati.

D’altra parte anche continuare l’elencazione degli errori del governo a questo punto è assolutamente inutile, i cittadini se stanno rendendo conto, ogni sondaggio rileva una diminuzione dell’indice di fiducia nei confronti del Presidente Conte e molte categorie cominciano a manifestare forte disagio nei confronti delle politiche di contenimento.

È ora di decidere rapidamente ed agire, il governo avrebbe voluto evitare un nuovo lockdown perché quello fra febbraio e maggio è stato assurdamente, irragionevolmente ed inutilmente lungo, così ora che molti esperti rilevano la necessità dei confinamenti per almeno due settimane, il governo esita, ma pare che nel DPCM odierno, l’ennesimo, si andrà in questa direzione. Abbiamo poca memoria collettiva e non ricordiamo che l’approccio del governo è sempre il medesimo, il Re Tentenna prima emana il suo decreto che contiene alcune misure e dichiara di attenderne l’effetto nelle successive due settimane, aumentano dei contagi, il coro degli esperti canta dell’approssimarsi della catastrofe, passano due o tre giorni, viene emanato un altro decreto i cui effetti dovrebbero essere verificati, ma il coro canta ancora, altro decreto, di nuovo il coro, lockdown. Stesso copione di febbraio e marzo anche a ottobre e novembre.

Avevamo appena registrato qualche flebile segnale di ripresa dell’economia, fermarsi ora non sarà indolore.

Il governo deve prevedere una semplificazione delle procedure per l’erogazione delle indennità di cassa integrazione, farraginose ed inadeguate alla complessità della situazione, ci sono ancora duecentomila lavoratori che non hanno percepito tutte le indennità dovute, alcuni stanno ricevendo la mensilità di maggio, parafrasando la massima del diritto è meglio erogare l’indennità alcune decine di persone che non ne hanno titolo piuttosto che lasciarne centinaia di migliaia senza alcun  sostegno al reddito. Le risorse sono state stanziate, l’INPS eroghi a tutti coloro che ne hanno fatto richiesta, poi si proceda con i controlli, chi ha commesso abusi ne risponderà.

La CNA ha calcolato che il 20% delle imprese del settore della ristorazione non potrà beneficiare delle misure del decreto ristoro, l’esecutivo sembra proprio avere una idiosincrasia nei riguardi del lavoro autonomo e della piccola impresa, si tratta di una lacuna grave che deve essere colmata.

Le politiche anticongiunturali non possono però riguardare solo il sostengo al reddito nelle diverse forme in cui esso si articola, per rimettere in moto la macchina, dopo queste fermate obbligate, tenendo conto che veniamo da una sostanziale stagnazione della nostra economia, sono necessari interventi di politica industriale.

Avendo rivolta tutta l’attenzione all’epidemia quasi non ci si è accorti del dramma di 420 lavoratori che resteranno disoccupati, infatti la Whirlpool dopo mesi di trattative sembra avere deciso la chiusura definitiva del suo stabilimento di Napoli. Si tratta di una situazione delicata e non unica, ci sono decine di tavoli aperti al Ministero dello Sviluppo che tentano di affrontare altrettante crisi su tutto il territorio nazionale, non si può assistere inermi al depauperamento del nostro tessuto industriale, per giunta in questo momento. L’Associazione dei Consulenti del Lavoro stima una possibile perdita di ben un milione di addetti per la crisi riconducibile alla pandemia. I rigidi lacci dell’ordinamento ordoliberale che governa l’Unione Europea si stanno allentando, è il momento di gestire la situazione, il governo deve potenziare un fondo esistente o crearne uno che intervenga, con l’uso di risorse pubbliche, per rilevare gli stabilimenti abbandonati dalle multinazionali, garantendo continuità occupazionale e produttiva fintanto che un nuovo investitore privato, competitor di quello che ha abbandonato il nostro paese, non rilevi l’attività. Sì vogliamo le lavatrici di stato! È possibile intervenire a sostenere le banche, correttamente in quanto si tratta di imprese sistemiche, quindi deve essere possibile tutelare asset strategici della nostra economia, quali le produzioni manifatturiere.

Il sacro dogma del più privato meno stato cui dobbiamo la destrutturazione del nostro sistema di istruzione pubblica e del nostro sistema sanitario, i cui effetti stiamo vivendo di fronte alla pandemia, deve essere infranto, dobbiamo disobbedire ai comandamenti del culto monetarista e neoliberista, la risposta naturalmente non è più stato meno mercato, ma più stato nel mercato. I beni comuni quali istruzione e sanità debbono essere avulsi da ogni logica del profitto, mentre nei settori strategici è necessario intervenire con il regolatore pubblico.

La si faccia finita con la pantomima del MES , o si accede alla linea di credito del meccanismo di stabilità o il Tesoro, entro novembre, emetta un’obbligazione di scopo, sul modello del BTP Italia e del BTP Futura, interamente dedicata al potenziamento dei presidi di medicina di base e dei sistemi di tracciamento, il dimensionamento di 20 miliardi, fabbisogno stimato dal ministro Speranza, è ragionevole ed è assai probabile che attrarrebbe anche molto risparmio privato. In effetti, come ci ricordano le destre nordeuropee, l’Italia è una nazione molto ricca che ha al suo interno le risorse per affrontare la crisi, ora, al di là della evidente strumentalità dell’argomentazione, non si può dire che non sia vero, sarebbe il momento, anche solo per questa fase straordinaria, di ragionare su un’imposta sui patrimoni più consistenti, sul modello di quella introdotta dal governo spagnolo.

Un provvedimento strutturale dovrebbe invece riguardare l’aumento di almeno il 30% delle spese in ricerca e sviluppo.

Infine CDP dovrebbe essere riorganizzata sul modello di KfW ed acquisire partecipazioni dirette nelle PMI, allo scopo di rafforzarne le capacità patrimoniali, ma, prioritariamente, incentivarne l’innovazione e stimolarne lo sviluppo dimensionale. Non si tratta di un libro dei sogni, ma di concrete opportunità, le misure anticrisi devono essere l’innesco di un’accelerazione che spinga verso la trasformazione strutturale del nostro sistema economico.

La politica non si esaurisce nell’azione di governo, anzi i momenti storici straordinari chiamano i soggetti collettivi ad un ruolo fondamentale, ma  i destrutturati partiti della post seconda repubblica non sono proprio all’altezza della situazione, le forze della maggioranza però potrebbero almeno dissociarsi dai vari influencer sedicenti di sinistra, cui meglio calzerebbe la antica ma efficacissima definizione di arruffapopoli, che, specularmente al demagogo Matteo Salvini, stanno alimentando una contrapposizione venezuelana fra ceti sociali, inutile e pericolosa.

E, soprattutto, la politica abbandoni e contrasti la narrazione apocalittica che tanto timore infonde nei cittadini, siamo di fronte una calamità naturale, è vero, ma può essere affrontata con senso di responsabilità e con maggiore coesione, imboccando la strada che indicò il poeta di Recanati: “ … e quell’orror che primo contro l’empia natura strinse i mortali in social catena”.