Francesco Nucara: «È mancato l’approccio repubblicano alla questione: la Programmazione»

Meno Tweet e più concretezza. Quello che è mancato. Si ama ricordare la leggenda di Giulio Andreotti, che davanti alla paura di Cernobyl, minimizzava: «Basterà sciacquare di più l’insalata». Ora, noi di minimizzazioni non avevamo certo bisogno, ma sarebbe bastato, a livello comunicativo, che si tendesse a raccontare agli italiani la verità. E cioè, più o meno: il virus c’è, esiste, è pericoloso, ha un certo tasso di mortalità per cui non si può certo prendere sotto gamba. In realtà questo tasso di mortalità non è nemmeno altissimo, il 99,7% ne esce fuori e quasi tutti senza nemmeno troppo combatterla la malattia; ma questi dati, a metterli così, non fanno capire dove sia la criticità. E la criticità è l’alto tasso di propagazione dello stesso. Per cui in poche settimane quella ridotta percentuale che ha bisogno di un ospedale, di una terapia intensiva, rischia di non avere un letto, perché tutto si intasa. Per cui: sì, è un’influenza un po’ più forte, ma che può metterci in ginocchio, perché un’influenza il collasso te lo genera in diversi mesi non in poche settimane. Certo, al Pd (un partito che sta al governo da qualche annetto) una cosa la si può rimproverare subito: quel taglio lineare alla sanità, personale, posti letto, in nome del risparmio o perché ce lo chiede l’Europa. Certo, fa un certo effetto vedere interi reparti vuoti. Ci vuole poco a parlare di inefficienza o improduttività. Tu puoi anche tagliarli in quanto per te sono solo una spesa, solo che prima o poi la pagherai. E la stiamo pagando.

Ora, ci sta che i giallorossi sulle prime siano stati presi così, alla sprovvista. Un po’ di improvvisazione è anche naturale. Solo che gli errori sono diventati troppi. I primi morti. I numeri a caso. La sensazione di muoversi senza un criterio. Pieni poteri come nemmeno in Sud America, parlamento umiliato, opposizioni zittite, tutto giocato sul filo della costituzionalità, con diritti inalienabili che nella nuova narrazione sono diventati ‘capricci’. Abbiamo smesso di parlare di libertà o di privacy, per adottare termini come coprifuoco, delazione. E abbiamo prodotto un danno economico che non sappiamo nemmeno raccontarcelo bene.

«Poiché un politico non crede mai in quello che dice, quando viene preso alla lettera rimane sempre molto sorpreso» (Charles de Gaulle)

Certo, la comunità scientifica non è stata molto d’aiuto. Ha detto tutto e il suo esatto contrario. Ed è andata a dirlo in televisione. Per cui ci si è mossi così, andando avanti a fortuna, sperando che fosse clemente almeno il Virus. Né è stata di aiuto la stampa, sempre attenta a creare scalpore e sensazione. No. Avevamo bisogno di sorrisi e speranze, non di profeti di sventura. Avevamo bisogno di Bassetti non di Burioni.

Quelli più gravi sono stati gli ultimi mesi. Nessuno escludeva un ritorno. Nemmeno Bassetti. Si parlava al massimo non di seconda ondata ma di coda della prima. Nessuno parlava di fine del virus. Ma di fine dell’emergenza. E si auspicava non un ritorno alla normalità, ma a un ripristino delle libertà, senza rinunciare alle precauzioni. Il governo invece si è fatto cogliere impreparato. Nei trasporti. Nella scuola. Sui medici di base. Ora la piazza è bollente. E soprattutto di questo occorrerà tener conto.

Ne abbiamo parlato con Francesco Nucara, giù segretario del PRI.

Ascolta l’intervista a Francesco Nucara