Si raccomanda di non raccomandare

Non commentai le misure specifiche, di progressivo contenimento e poi di blocco. Non le commento neanche adesso. Sono decisioni difficili, nessuno ha in tasca idee risolutive, si brancola nel buio per ogni dove. Faccio quattro osservazioni.

1. Far circolare le bozze dei provvedimenti è divenuta furbizia stucchevole. Finisce con il distorcere la realtà e indurre a valutarli in confronto a quanto era stato surrettiziamente anticipato, anziché misurarli in rapporto alla realtà che si deve affrontare. Induce dibattiti sulle ipotesi, laddove si parla di interessi vitali che richiederebbero comunicazione precisa e univoca.

2. I contrasti fra governo e regioni si svolgono a turni alterni e posizioni cangianti: se il primo propone tanto alcune delle seconde ribattono meno, e viceversa. Che senso ha? Non difficile: scaricamento di responsabilità. L’ultima volta si era trovata la scappatoia: decidono i sindaci. Peccato così si sarebbero potuti cancellare i napoleonici prefetti. Tutto questo è sconcio normalmente, ma intollerabile dopo nove mesi di stato d’emergenza. Intollerabile.

3. Il dpcm odierno è farcito di “è raccomandato” ed “è fortemente raccomandato”. Che roba è? Omesso il surreale suggerimento di non spostarsi e non prendere mezzi di trasporto alle “persone fisiche”, come se la cosa possa riguardare le persone giuridiche, quel che è raccomandato lo è meno di quel che lo è fortemente? In un testo amministrativo che dispone cosa si può, non può o deve fare non c’è spazio per pistolotti accorati e ipocriti. Bisogna decidersi: o si usa la convinzione compartecipe e la dissuasione morale, come ha fatto il cancelliere della Repubblica Federale Tedesca, oppure si scrivono articoli e commi. Nel secondo caso mi dici e imponi, non mi suggerisci o caldeggi.

4. Al primo giro fummo in cima alla fila e incapaci di valutare il pericolo. Al secondo ci siamo arrivati bendati. Nei mesi estivi si sarebbero dovuti fare tracciamenti ed esami di massa. All’autunno si sarebbe dovuti arrivare con una poderosa campagna di vaccinazione anti influenzale, invece è il caos di regole e acquisti diversi da regione a regione. Sempre dopo nove mesi di stato d’emergenza. L’errore va ammesso e qualcuno deve pagare. Serve a nulla la vittima sacrificale, ma serve far capire d’avere capito che c’è un colpevole ritardo. Nessuno ha colpa del virus, ma tracciamento e vaccinazioni sono cose possibili e sarebbero dovute essere doverose. Se si chiede serietà si deve offrire serietà.