Scuola: una sofferenza infinita

Non bastavano le chiusure dello scorso anno scolastico, le criticità e le carenze delle strutture scolastiche, i ritardi nelle nomine dei docenti, le controverse direttive igienico-sanitarie, ora, col nuovo DPCM,si prevede il 75% di tempo scuola delle secondarie superiori con la “famigerata” DAD (didattica a distanza), una modalità di insegnamento-apprendimento che presenta vari limiti, specie se non suffragata da significative sperimentazioni, da adeguate strumentazioni e da specifica formazione dei docenti. Difficilmente un adolescente riesce a seguire le lezioni su un monitor per più ore (si pensi solo alla normale “curva dell’attenzione” in classe), ancor più difficilmente l’insegnante riesce ad interloquire con tutti gli alunni “a distanza”, magari rispondendo ai chiarimenti richiesti o ponendo quesiti. Del resto, è stato, pedagogicamente, dimostrato che sono proprio le relazioni interpersonali, l’empatia, la socialità gli elementi che stimolano gli interessi, le curiosità, il desiderio di sapere e di comunicare, non certo il distanziamento “artificiale”. Molto meglio, pertanto, le lezioni “in presenza”, meglio tenere gli studenti a scuola, magari in doppi turni per ridurne il numero per classe, con le opportune misure igienico-sanitarie, con un adeguato, ordinato e potenziato sistema di trasporti, poiché la scuola resta, pur sempre, un luogo controllato, con precise regole e procedure, certamente più sicuro e protetto di altri.