Francesco Guardabassi e la Massoneria

Il 24 ottobre 1793, a Perugia, nasce Francesco Guardabassi. Allievo della scuola di cavalleria di Saint-Germain, nel 1814 viene assegnato con il grado di sottotenente al 3° reggimento corazzieri. Rimpatriato dopo la caduta di Napoleone, vive a Firenze, dove viene affiliato alla Carboneria, alla massoneria ed aderisce Giovine Italia, di cui costituisce la sezione Umbra. Colonnello della guardia civica a Perugia durante i moti del 1831, diventa uno degli esponente del movimento rivoluzionario, guida I volontari perugini contro le truppe pontificie e, quando le truppe austriache minacciano di bombardare e saccheggiare la città si adopera per allontanare i turbolenti volontari romagnoli cui paga una indennità attingendo al proprio patrimonio. Arrestato a Camucìa, mentre tenta di rientrare a Firenze, viene prima ristretto nel forte di Livorno, poi costretto all’esilio in Francia dove mantiene rapporti con gli esuli e opera per il rafforzamento del movimento rivoluzionario perugino. Rientrato a Perugia, durante il terremoto del 1832, apre con una sostanziosa offerta personale una sottoscrizione per la ricostruzione delle abitazioni. Attenzionato dalla polizia, quando nel 1833 i pontifici iniziano ad arrestare i liberali responsabili di alcuni tumulti a cui è estraneo, rifiuta di fuggire per non ammettere la sua colpevolezza per cui viene arrestato. Accusato di essere massone, capo di una setta politica che ha l’obiettivo di rovesciare il governo pontificio, sebbene proposto per la pena di morte, rifiuta di sottoscrivere la domanda di grazia inoltrata dalla moglie e la sospensione del processo da parte della Curia romana, in cambio dell’esilio, allo scopo di affrontare il giudizio così da potersi trasformare da accusato in accusatore del governo papale. Assolto perché trovato non colpevole, soprattutto per il clamore destato dal processo anche all’estero, viene scarcerato rimanendo vigilato in permanenza a Roma. Nel 1835 può tornare a Perugia, dove, senza trascurare gli avvenimenti politici e ed il lavoro massonico, si dedica all’agricoltura e fonda la Società economico-agraria. Consigliere comunale e provinciale, nel 1847 assume il comando della ricostituita guardia civica. Nel 1849 protesta contro l’aggressione francese alla Repubblica Romana e si adopera per risparmiare a Perugia gli effetti della reazione austriaca e i saccheggi di alcuni sbandati dell’esercito repubblicano. Avvicinatosi alle posizioni di Cavour, favorisce la penetrazione della Società nazionale italiana a Perugia. Presidente della giunta del governo provvisorio durante la rivolta del 1859, quando gli svizzeri attaccano e saccheggiano Perugia riprende la via dell’esilio verso la Toscana. Eletto deputato nel parlamento piemontese nel 1860, si adopera per un intervento volto alla liberazione delle Marche e dell’Umbria dal giogo papale. Tornato a Perugia dopo la cacciata dei pontifici, assume nuovamente il comando della guardia civica. Nominato senatore nel 1861, muore a Perugia il 20 agosto 1871.