Fenomenologia del monopattino

Quell’attrezzo antico è divenuto disvelamento di vizi contemporanei. Fino a qualche mese addietro avrei supposto di potere parlare di monopattini solo con attempati nostalgici: ti ricordi quando lo costruivamo con due tavole e i cuscinetti a sfera? e ti ricordi le palline con il volto dei ciclisti, che schiccheravamo in piste fatte sabbiose? e ti ricordi …? Invece ne parlano tutti, sotto tre aspetti: economico, sicurezza stradale, costume. Il primo è intrigante assai, perché fra i provvedimenti presi per contrastare la recessione pandemica c’è anche il contributo (a debito) per comperare quelli elettrici. Mi sfugge come saettare immobili e a chiappe strette contribuisca alla ripresa e non solo non li comprano i poveri per andare al lavoro, ma c’è anche il fatto che li fabbricano in giro per il mondo. Il secondo ha punte drammatiche, con già dei morti. Chi deambula in quel modo tende a considerarsi affrancato da ogni norma e limite, per giunta non disponendo di freni degni di questo nome. A Londra chiamano “donors” i ciclisti, vale a dire “donatori di organi”, indovinate perché. Bella la dinamicità, ma qualche regola bisognerà pur rispettarla. Anche perché “marciapiede” (lo dice il nome) non è sinonimo di “pista”. Infine il fenomeno di costume: ne vedo spesso due su uno e non manca l’acrobazia di giungere a tre. Non occorre essere laureati in fisica per capire che quella massa non si arresterebbe in modo incolume. In discesa è un azzardo balistico. E sono arrivati anche quelli a noleggio, comodissimi: li prendi dove capita e li lasci dove capita. Proprio dove capita: isole pedonali, strade, scivoli per disabili, giardini, terrazze panoramiche, carreggiate stradali, portoni delle case, spiagge. Chi ha dato i permessi alle ditte non ha neanche chiesto dove mai li avrebbero collocati, quando li avrebbero ripresi e chi risponde di danni e lesioni. Ove non giungono la buona educazione e il buon senso occorre che arrivi un vigile e un carro attrezzi. È bello muoversi in libertà, ma non esiste la libertà di ostacolare la deambulazione altrui, cosa che, semmai, si chiama inciviltà. Ecco: sarebbe bello un mondo in cui la civiltà non la si debba difenderla con ammende e punizioni, ma non è quello reale, in cui viviamo.