Repubblica e religione

Se una qualche casa editrice si desse la pena di far tradurre e pubblicare Le considerazioni sullo stato della Polonia, si capirebbe facilmente come Jean Jacques non pensasse minimamente a discutere la rappresentanza. Rousseau pone in questione la democrazia in quanto tale non la Repubblica che le deve ordinare. Egli è infatti convinto che l’unica forma di Repubblica democratica si sia vista a Roma cacciati i Tarquini e per breve tempo, ovvero prima che riprendesse il potere una aristocrazia anti popolare. Per il resto basterebbe osservare che i terribili giacobini sono in principio un club parlamentare, il club bretone o di amici della costituzione, ovvero di rappresentanti della nazione. I giacobini non sono sanculotti ed il loro problema politico sarà di sbarazzarsi della sanculotteria come dell’aristocrazia. Rousseau invece non è proprio un politico, dettagli o che si fa fatica a cogliere e quindi non si preoccupa di sistematizzare un pensiero politico. Rousseau è un musicista e per di più fallito. Tutta la sua parte nell’illuminismo sarà nonostante l’amicizia con d’Alembert, polemizzare con Voltaire che gli aveva stroncato, a ragione fra l’altro, le sue composizioni. Per mettere un po’ di ordine nella testa di Rousseau ci vuole il suo discepolo più ordinato che non si trova ne in Svizzera ne in Francia, dove ha solo ammiratori o nemici, più nemici, Emanuel Kant, non a caso un prussiano. Kant che non ha nessuna idea sua in politica è in compenso un formidabile specialista e coglie subito il punto: Repubblica e democrazia sono cose diverse. La democrazia è appunto il potere di tutti che la Repubblica deve ordinare perché non si traduca in anarchia o tirannia. Kant ovviamente legge anche il dramma della rivoluzione ed il problema di costituire un governo in Francia. Per cui egli interpreta Rousseau alla perfezione il governo sia ristretto, non monocratico quindi, ma plurale e la maggioranza dei rappresentanti il più ampia possibile, per suggerire e controllare la strada del governo. La Repubblica non butta giù la monarchia per farsi un nuovo padrone. Il governo è solo il servo della Repubblica, come Federico secondo diceva di se di essere il primo servitore dello stato. Kant teorizzava la Repubblica e morirà monarchico.

Per capire cosa sia la Repubblica abbiamo a memoria una data fatale il 9 termidoro 1794. Possiamo benissimo accettare tutte le ricostruzioni storiografiche che vogliamo su Robespierre dove nel caso migliore lo si dipinge come un tiranno ed in quello peggiore, il professor Israel, addirittura un controrivoluzionario. Questa discussione non ha rilevanza alcuna. Sono tre secoli che se ne discute sono stati prodotti migliaia di documenti ognuno si terrà la sua idea. Sosteniamo pure che Robespierre fosse un tiranno. Il nove termidoro questo tiranno è stato condannato agli arresti da un voto della convenzione e condotto in carcere, non fosse che la Force lo respinge, Bicetre non lo vuole, alla fine di un lungo pellegrinaggio lo si confina nei corridoi della Conciergerie, perché non c’è una guardia disposta a metterlo in cella. Robespierre chiede imprigionatemi dunque e i carcerieri si licenziano. Tempo un’ora arriva Coffinhal e tutta la sua truppa per liberarlo e non si trova nessuna resistenza. Robespierre solo si oppone e chiede ai suoi di lasciarlo in pace ma lui è un ometto di un metro e sessanta e Coffinhal misura più di sei piedi e lo prende letteralmente sulle spalle. Robespierre viene condotto alla comune che lo attende in armi. Ora è vero che i gravilliers gli sono contro che l’arcivescovado è dissolto che gli allievi della scuola di Marte hanno lasciato Parigi, curioso di un dittatore che si privi dei suoi pretoriani, ma egli dovrebbe comunque controllare la polizia, la guarda nazionale, i cannonieri, almeno la sua sezione delle picche, altrimenti che tiranno sarebbe? Infatti i suoi gli chiedono di firmare il proclama di insurrezione. E bisogna immaginarselo questo piccolo Robespierre con la sua parrucca incipriata fra quei forsennati che si vedono già morti senza l’insurrezione. Gli dovrebbero essere tutti cari il paralitico Couthon, Saint Just, suo fratello. E anche se lui non vorrebbe firmare un bel niente esamina il foglio, prende una penna, guarda miope i suoi sodali e dice loro, e in nome di chi? Robespierre si consegna alla morte e con lui tutti i suoi pur di non violare un ordine della convenzione. Non ci fu un solo atto del suo GOVERNO, della sua tirannia, che notte o mattina, cadessero le bombe non fosse portato, illustrato, discusso e votato dalla Convenzione. Ci mancava solo che lui non si sottomettesse all’ordine dell’unico vero padrone della Francia, il Parlamento. Fosse vissuto Robespierre al punto in cui stavano le cose, si sarebbe uccisa la Repubblica. Per cui sarà pure stato un tiranno, certo morì repubblicano, onore che badate bene, non sarà concesso a tutti.

La questione più delicata e controversa della vita e della morte della Repubblica è quella religiosa. La rivoluzione inglese fu innanzitutto rivoluzione luterana contro i costumi corrotti dell’aristocrazia di sua maestà. Per questo Rousseau apparve e rimase scabroso quando nel capitolo ottavo del Contratto sociale si volge contro la religione cristiana nel suo complesso. La patria di Gesù non è di questo mondo, un simile principio non è accettabile per la Repubblica che deve liberarsi della religione cristiana. I giacobini nella loro versione girondina prima ed hebertista poi intesero Rousseau avviando un processo di scristanizzazione, perché la Francia, cattolica o protestante era comunque cristiana. Fouché fece incidere sul cimitero di Lione la frase per cui la morte è un sonno eterno. È possibile che l’odio di Robespierre per Fouché dipendesse più da questa espressione che dai mitragliamenti di innocenti. Robespierre comprese ovviamente meglio Rousseau che polemizzava con il cristianesimo non in nome dell’ateismo, ma in nome di una religione aderente allo stato. In altre parole, si trattava di gettare una religione dalla porta per farla rientrare dalla finestra, cosa facile per un filosofo come Kant, impresa forse impossibile per uno statista. L’ istituzione del culto dell’essere supremo voluto e ottenuto da Robespierre gli alienò del tutto il comitato di salute pubblica e la convenzione. Eppure se noi leggiamo Michelet, egli era convinto non solo come lo erano Marat e Danton che Robespierre fosse un prete, ma anche che i giacobini fossero dei gesuiti, dei fanatici. Ed in effetti è difficile dargli torto a parte i tartufi, gli ipocriti, che pure esistono in ogni società, il giacobinismo è una forma di fanatismo. Non si adora la dea ragione che pure veniva celebrata, ma la patria repubblicana. Solo che una simile religione fanatica non può essere tradotta in culto, l’esteriorizzazione la ridicolizza e la dissolve e questo non comprese Robespierre di Rousseau, quanto fosse ridicolo girare per Parigi in abito turchino con un enorme fascio di spighe e gladioli. Tuttavia come si può educate un popolo alla religione per la Repubblica senza un culto? Questa la tragedia robespierrista ed il trionfo della chiesa cattolica, tanto che Bonaparte, che avrebbe volentieri sgozzato tutti i vescovi e annegato come Carrier i cattolici nella Loira, più realista di Robespierre fece il concordato. Con questo strangolo’ definitivamente la Repubblica già schiacciata dal peso della sua spada.