Mai successo che la Costituzione fosse profanata così

«Mi ricordo, quand’ero ragazzo, di come si studiava la Costituzione. Era considerata come una sorta di equivalente laico della Bibbia: un testo sacro, che garantiva diritti imprescrittibili e norme fondative della pur imperfetta democrazia di cui eravamo abitatori. Democrazia nata dal sangue e dalla Resistenza, ci ricordavano puntualmente. Democrazia che si era cristallizzata nei princìpi che avevano animato la stesura del testo sacro della Costituzione». Così, in una articolata riflessione, il filosofo Diego Fusaro.

«“La più bella del mondo”, ci insegnavano a scuola e ripetevano all’unisono artisti e intellettuali. Pathei mathos, si dice nelle tragedie greche: nel dolore si apprende, per crucem in lucem. Eppure sembra che già da alcuni lustri la Costituzione abbia perso il suo valore. E possa essere messa in discussione come se nulla fosse, adirittura profanata in non rari casi. Nel 2016 vi fu anche chi si propose di “riformarla”, cioè di modificarla in coerenza con i desideri dei mercati e delle loro classi. Al gruppo turbofinanziario JP Morgan non piaceva, ad esempio, perché era troppo “socialista” (sic!). Ma mai come prima della narrazione pandemica del Coronavirus era stata dissacrata, offesa e rovesciata. Mentre svolgo queste considerazioni, i virologi fanno a gara per stabilire la prima data utile per tornare al lockdown, all’imprigionamento. V’è chi dice a Natale, come Crisanti. E v’è chi rettifica, asserendo che Natale è fin troppo tardi, come Pregliasco. Nessuno dice che il regime emergenziale che ci stanno infliggendo, giustificandolo con l’emergenza pandemica, è la morte della Costituzione. La quale garantisce la libertà di spostamento e di culto. La libertà di iniziativa e di pubblica assemblea. La libertà di espressione e di proprietà. E che esordisce richiamando l’attenzione sul lavoro e sulla sovranità del popolo. Ebbene, il regime terapeutico, che ci toglie la libertà promettendoci la sicurezza, fa strame della Costituzione. E – quel che più stupisce – la maggioranza degli italiani accettano in silenzio, come già un tempo in silenzio accettarono altre forme oscene di dispotismo. Come se, appunto, un virus, per quanto grave, potesse davvero giustificare una violazione oscena dello spirito e della lettera della nostra Costituzione. Il garante della Costituzione, il Presidente della Repubblica, sembra Egli stesso succube della narrazione emergenziale: sembra abbia Egli stesso metabolizzato il dogma indiscutibile, perché avallato dalla Scienza, per cui le norme sanitarie vengono prima di quelle della Costituzione. Per cui, ancora, in nome della biosicurezza si può sopprimere ogni libertà, con la promessa di riguadagnarla quando si tornerà a una normalità che, in realtà, non tornerà mai. Ecco, io penso che se gli Italiani ancora hanno una dignità e un rispetto della Costituzione come fondamento della loro storia più recente, debbano appellarsi alla Costituzione e alla memoria della Resistenza: e in nome della Costituzione e della Resistenza dissentire rispetto al regime terapeutico, anzitutto dichiarandone la sua reale natura oppressiva, autoritaria, antidemocratica e anticostituzionale».