Il bravo governo che non gioca a palla

Da luglio ad ottobre la ripresa del calcio amatoriale è stata normata da misure preventive che vanno dall’ingresso con la mascherina nei circoli il numero consentito alle docce, la misurazione della temperatura dei giocatori, la distanza negli spogliatoi, l’autocertificazione di immunità, tanto che c’è chi preferisce giocare a calcio Balilla piuttosto. Chi invece si è sottoposto alla trafila è di fatto schedato a tutti gli effetti. Nel momento nel quale il governo decide che tutto questo è stato inutile ed occorre la chiusura dovrebbe ammettere il fallimento del percorso promosso e fornire i dati che dimostrano questo suo fallimento. Inutile dire che avrebbe dovuto presentare un rapporto specifico al Parlamento e consentire una discussione a riguardo perché si tratta di negare nuovamente lo sport a milioni di famiglie che hanno già pagato i circoli per i corsi calcistici dei loro figli che una volta potevano fare magari a scuola a minor prezzo e che la scuola aveva già disdetto. Si tratta anche del reddito di migliaia di lavoratori, non ricchissimo e degli investimenti dei proprietari nelle strutture ferme da marzo a luglio che vengono nuovamente intaccate dal nuovo stop.