Giuseppe Lo Magno (PRI) sui lavoratori con disabilità

«In tempi difficili come questi che stiamo vivendo di pandemia dovuta alla diffusione del Coronavirus, segnati da una generale crisi del mercato del lavoro, garantire un futuro occupazionale alle persone con disabilità non è affatto semplice». Lo sostiene Giuseppe Lo Magno, Disability Manager del Dipartimento Disabilità P.R.I. Sicilia. «L’assunzione di un disabile è ancora vissuta tut’oggi dalle aziende pubbliche e ancora maggiormente da quelle private come un obbligo di legge da assolvere. È ancora opinione diffusa che il lavoratore con disabilità sia scarsamente produttivo, da seguire costantemente, tutelato da Associazioni di categoria e Sindacati sempre pronti e agguerriti in sua difesa.

I lavoratori con disabilità visive occupati nelle pubbliche amministrazioni o in aziende private, generalmente come centralinisti telefonici ed i massofisioterapisti lavoratori inseriti nelle aziende ospedaliere, denunciano di non avere figure di riferimento competenti a cui rivolgersi in caso di bisogno. Tutto questo evidenzia quanto sia ancora lontana una vera e concreta diffusa cultura inclusiva da parte del mondo del lavoro.

Le nuove tecnologie e l’innalzamento del livello di studio consentono alle persone con disabilità visiva di avere grandi potenzialità. Oggi un lavoratore cieco o ipovedente se adeguatamente formato, può svolgere diverse mansioni all’interno delle aziende e può ricoprire anche ruoli che vanno ben oltre a quelli attuali di centralinista o di massofisioterapista, ma occupare anche ruoli dirigenziali, direttivi e anche manageriali.

Purtroppo ancora oggi molte aziende non sono pienamente a conoscenza delle potenzialità di un disabile visivo e non conoscono gli strumenti idonei per rendere accessibile una postazione di lavoro. Sarebbe quindi auspicabile stimolare il raccordo con i vari soggetti che si occupano di collocamento mirato. È quanto mai opportuno creare una rete reale e attiva tra istituzioni, università, aziende, sindacati e associazioni, in modo da conciliare il diritto all’inclusione lavorativa delle persone con disabilità con le esigenze di efficienza e produttività delle imprese.

Questo è effettivamente un modo nuovo per rapportarsi alle aziende, per rispettare lo spirito della legge, fondato sul principio dell’inserimento mirato e non dell’obbligo e per realizzare politiche attive più efficaci per le persone con disabilità.

Sono fermamente convinto che una persona con disabilità, se formata adeguatamente, e messa nelle giuste condizioni, può lavorare al pari degli altri colleghi e collaborare attivamente con essi e essere una risorsa per le aziende ed in generale per la società».